Simone e il papà intercettati «Non ti far vedere nervoso»

Processo per la pittrice uccisa, in aula le registrazioni tra i due imputati Sentite anche le interviste televisive rilasciate dal figlio durante le indagini
GIULIANOVA. È intorno alle interviste tv rilasciate da Simone Santoleri e alle intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate nel corso delle indagini che si è snodata, ieri mattina, la testimonianza del maresciallo del nucleo investigativo dei carabinieri di Ancona Antonio Saracino nel corso del processo sull’omicidio della pittrice teatina Renata Rapposelli. Omicidio che vede imputati l’ex marito Giuseppe Santoleri e il figlio Simone, difesi dagli avvocati Alessandro Angelozzi, Gianluca Reitano e Gianluca Carradori.Saracino nel corso della testimonianza ha ripercorso tutte le attività svolte dalla denuncia di scomparsa di Rapposelli, presentata alla stazione di Cingoli da un amico della donna fino all’arresto di Simone e Giuseppe. Ed è in questo contesto che in aula sono state mostrate le diverse interviste rilasciate da Simone in tv, che avrebbero permesso agli investigatori di evidenziare le contraddizioni emerse nelle diverse dichiarazioni dell’uomo, e fatte ascoltare anche alcune delle intercettazioni telefoniche e ambientali degli imputati, le cui trascrizioni sono state proiettate sul maxi schermo allestito in aula. Tra queste quella effettuata nell’auto dei carabinieri durante la ricostruzione del viaggio che Giuseppe avrebbe fatto per accompagnare l’ex moglie a Loreto. In una pausa effettuata durante il tragitto padre e figlio restano soli in auto e Simone rivolgendosi al padre, almeno secondo la lettura dell’accusa, sembra dare delle indicazioni al padre. «Ricordati la strada piano piano...si, il coso delle sigarette...capito? Lì alla discarica, dove hai detto tu», dice in un pezzo dell’intercettazione Simone. La stessa dove a un certo punto aggiunge: «Statti calmo su, non ti fa vedere nervoso su che non è successo...cioè basta che ti ricordi dove siamo stati». Tra le intercettazioni fatte ascoltare in aula anche quelle che, sempre nell’impianto accusatorio, dimostrerebbero come il tentato suicidio di Giuseppe dopo il ritrovamento del cadavere dell’ex moglie sarebbe in realtà una sorta di messa in scena. Quel giorno, come si legge nella trascrizione proiettata in aula Giuseppe a un certo punto dice al figlio «Dammi dammi» e Simone risponde: «Ma no,io non...» Il padre allora replica «dammi le medicine» e il figlio dice «per piacere però tu...quando ti senti, io non insisto». Tra le intercettazioni mostrate e fatte ascoltare anche quella in cui Simone e Giuseppe sono in macchina e stanno andando in ospedale. E in cui si sentono parlare, a testimonianza che Giuseppe non avrebbe mai perso i sensi durante il tragitto. Eppure Simone, nelle diverse interviste, sostiene che il padre sia arrivato in ospedale privo di sensi.
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