«Simone mi minacciò con la pistola»

La deposizione della ex convivente di Santoleri figlio. La sorella ricorda l’episodio del veleno nella minestra della mamma
TERAMO. Maria Chiara parla per quattro ore della sua vita difficile di figlia e sorella, altrettante ne servono a Giada per svelare gli anni di convivenza con Simone «che mi diceva di vedere il diavolo, di essere un vampiro e che quando l’ho lasciato mi ha minacciata con una pistola»: dalle 9 alle 19 in un’aula di tribunale le vite degli altri raccontano quelle di Giuseppe Santoleri e di suo figlio Simone a processo per l’omicidio della moglie e madre Renata Rapposelli, la 64enne pittrice di origine teatina trovata in una scarpata di Tolentino ad un mese dalla sua scomparsa. Nella sesta udienza davanti alla corte d’assise (presieduta da Flavio Conciatori,a latere Lorenzo Prudenzano) per ore le due donne rispondono alle domande del pm Enrica Medori. e degli avvocati sui loro rapporti con gli imputati ieri assenti.
L’EX CONVIVENTE. Giada, l’ex convivente di Simone e madre di sua figlia che oggi porta solo il cognome della mamma dopo che il tribunale dei minori ha revocato la potestà genitoriale all’uomo, dice in aula: «È un periodo buio della mia vita, ho cercato di cancellarlo». Racconta di quella convivenza iniziata quando lei aveva poco più di 19 anni: «Inizialmente sembrava una persona normale, ma poi ho scoperto che così non era». Dice che quando Simone non lavorava «attingeva ad un risparmio che mi aveva detto di essersi procurato spacciando sostanza stupefacente». Ricorda «le tante volte in cui mi diceva di aver visto il diavolo a cui in passato aveva chiesto di far andare via la mamma da Giulianova. Mi sembrava fuori di testa, ma quando parlava dei demoni era serio. Diceva che aveva molte personalità, tra cui quella di un vampiro, e che per tutte queste personalità aveva bisogno di avere più relazioni contemporaneamente. Voleva allargare la nostra convivenza anche alla presenza di altre donne. Una specie di harem. Quando gli ho detto di essere incinta inizialmente è stato contento, poi è cambiato. Ricordo una volta di essere uscita per lavoro e di avergli lasciato la piccola. Quando sono tornata ho visto che sulla gambina aveva l’impronta della sua ciabatta. Mi ha detto che l’aveva colpita perché non stava ferma». Rammenta dei continui litigi con la madre Renata sempre per questioni di soldi e dei ceffoni dati al padre Giuseppe quando quest’ultimo era andato a vivere con loro. E poi, ancora, racconta di quella volta che Simone «prese una tanica di benzina per incendiare una casa vicina dove dovevano venire ad abitare dei rom, di quelle volte che sparava con una pistola». La stessa arma con cui, dopo il suo addio, la minaccia: «Estrasse la pistola dalla cinta e mi disse che voleva uccidermi e poi si sarebbe ucciso». Agli atti la sua denuncia per stalking, il sequestro delle armi, il divieto di avvinarla e la sua decisione di ritirare la querela: «Non volevo più avere nulla a che fare con lui».
LA FIGLIA MARIA CHIARA. Maria Chiara Santoleri oggi è una donan di 30 anni che parla sempre al presente della madre che non c’è più. «Mia mamma è una persona esplosiva, sempre felice e gioiosa. Una persona buona. I rapporti tra i miei genitori non sono mai stati buoni perché litigavano sempre. Di Simone ricordo che mi picchiava sempre. Quando da Giulianova siamo andati a vivere ad Ancona dove mamma aveva iniziato a lavorare alla Poste a casa tra i miei volavano piatti». Dopo la separazione resta a vivere con la mamma «ma lei aveva un grave problema che era quello dell’accumulo seriale di tutto quello che poteva trovare e comprare. A casa non c’era posto nemmeno per sedersi. Ad un certo punto mi sono accorta che per me era difficile poter andare avanti». Così va a vivere con il padre Giuseppe fino a quando «non mi lascia a casa di un persona in cui aveva preso una stanza e scompare». Da quel momento rapporti difficili con «un padre succube e facilmente plasmabile» già raccontati nell’inchiesta a cominciare da quella volta che la mamma le dice, di ritorno da una visita alla bambina di Simone, «di aver sentito un sapore strano nella minestra e di aver chiesto spiegazioni a Simone che le disse ma tu non muori nemmeno con il veleno per i topi». E ancora quella telefonata di luglio 2017 con il fratello che parlando della madre e della sua richiesta dell’assegno di mantenimento fatta al padre minaccia: «Se mi fa perdere la casa l’ammazzo».
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