Simone per la prima volta in aula È gelo con il padre Giuseppe

26 Marzo 2019

I due Santoleri, accusati di aver soffocato la mamma ed ex moglie, s’ignorano per tutta l’udienza Il figlio scrive ai giudici: «Non sono un mostro» e legge il Vangelo. Mostrato il ritrovamento del corpo

TERAMO. Gli sguardi neanche si sfiorano. Le distanze, in un’aula di tribunale, possono diventare infinite. Giuseppe Santoleri da una parte, suo figlio Simone dall’altra. Quest’ultimo, presente per la prima volta, con un piccolo volume in mano: quel Vangelo secondo Matteo che leggerà spesso. Ma la cronaca della terza udienza del processo per il delitto della pittrice teatina Renata Rapposelli, con l’ex marito e il figlio in carcere per omicidio volontario aggravato, parte da prima. Da quella lettera che Simone ha scritto alla Corte d’assise, arrivata qualche giorno fa in tribunale, e che in apertura il presidente Flavio Conciatori (a latere Sergio Prudenzano più i giudici popolari) fa consegnare al pm Enrica Medori. Alcuni fogli manoscritti in cui Simone dice di non avere ucciso la mamma, di essere stato accusato ingiustamente dal padre:«Non sono un mostro, non ho fatto niente». Una lettera, quest’ultima, che fa seguito ad un’altra già inviata alla corte in cui chiedeva di poter avere gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.
LE IMMAGINI. Scorrono in aula le immagini del ritrovamento dei resti della donna in quella scarpata di Tolentino, sulle rive del fiume Chienti, in cui, dice uno dei carabinieri impegnati in quei giorni di novembre 2017 (un mese dopo la scomparsa della pittrice) «è come se quel corpo fosse stato buttato e si fosse adagiato sulla scarpata». Il pm Enrica Medori accusa padre e figlio di aver trasportato in auto il corpo della donna nascosto in grosse buste nere, quelle solitamente usate per la spazzatura, che i due avrebbero comprato qualche giorno prima del delitto in un centro commerciale. E il maresciallo della stazione marchigiana racconta di un pezzo di busta nero trovato e repertato che, dice, «può essere riconducibile a quelle usate per la spazzatura». Quel 10 novembre del 2017 a vedere per primo i resti coperti dalla vegetazione fu un uomo della zona che subito chiamò i carabinieri. E mentre le immagini scorrono sul grande schermo sistemato in aula gli occhi di Giuseppe e Simone guardano altro. Sarà così fino alla fine.
LE ASSISTENTI SOCIALI. Tra i testi citati in aula dalla Pubblica accusa (oltre ai carabinieri) ci sono due assistenti sociali del Comune di Ancona, la città marchigiana in cui la pittrice si era trasferita dopo la separazione dal marito. Raccontano di una donna senza redditi e abitazione che si era presentata negli uffici per chiedere aiuto, di quella richiesta di pensione che aveva fatto e di un assegno di mantenimento dell’ex marito di circa 200 euro. «Le abbiamo assegnato un alloggio», racconta un’assistente sociale, «le sono stati dati dei pacchi viveri e dei contributi economici. Durante i colloqui parlava di rapporti conflittuali e violenti con l’ex marito ma non voleva mai entrare nei particolari. Diceva che non aveva buoni ricordi e quindi che non ne voleva parlare. Diceva solo di aver subito dall’uomo violenze fisiche e verbali». Aggiunge che «fu molto contenta dell’assegnazione della casa che aveva subito reso accogliente anche se in corridoio c’erano molti quadri accumulati. Ci diceva che le piaceva stare in quella zona anche perchè quell’ alloggio era vicino ad una parrocchia e ad una galleria d’arte che lei amava frequentare».
LA SCOMPARSA. E sono ancora le due assistenti sociali a raccontare della scomparsa. «L’abbiamo chiamata perchè era arrivato un contributo economico che le era stato assegnato dal Comune», dicono entrambe, «ma non abbiamo avuto nessuna risposta sul suo telefono cellulare. E questo ci ha comunque allarmate perché solitamente i rapporti erano frequenti nel senso che la signora chiamava o passava spesso. Siamo andate a chiedere in parrocchia e il sacerdote ci ha detto di non averla vista più. Così abbiamo denunciato ai carabinieri». Si torna in aula il 18 aprile sempre con i testi della Pubblica accusa. Simone è difeso dagli avvocati Gianluca Reitano e Gianluca Carradori, Giuseppe da Alessandro Angelozzi.
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