Simone Santoleri: «I giudici non sono sereni verso di me»

Processo per l’omicidio della pittrice: la richiesta di cambiare la corte è all’esame della Cassazione L’udienza di ieri è stata rinviata a giugno quando saranno esaminati i testi della difesa
TERAMO. In una corte d’assise riunita ai tempi del coronavirus in aula tutti con mascherine e guanti e rigorosamente distanziati) la 12° udienza del processo per l’omicidio della pittrice Renata Rapposelli si consuma (senza imputati ieri assenti) in meno di un’ora. La corte accoglie l’istanza di rinvio presentata dall’imputato Simone Santoleri accusato, insieme al padre Giuseppe, di aver ucciso e occultato la mamma nella loro casa di Giulianova.
E Simone, sempre in una comunicazione inviata nei giorni scorsi alla Corte, ha chiesto che ad occuparsi del processo siano altri magistrati. «Qui non c’è serenità nei miei confronti» ha scritto. Tecnicamente si chiama istituto della rimessione (ora all’esame della Cassazione). Il riferimento è all’articolo 45 del codice di procedura penale che stabilisce: «In ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza e l’incolumità pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto, la corte di cassazione su richiesta motivata del procuratore generale presso la corte d’appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell’imputato, rimette il processo ad altro giudice».
Simone, che è detenuto nel carcere di Pescara, in passato ha fatto anche richiesta di ricusazione dei giudici, richiesta che è stata respinta dalla Corte d’appello così come il ricorso contro il no alla detenzione domiciliare nella comunità di don Benzi.
Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura (il pubblico ministero Enrica Medori titolare del fascicolo) padre e figlio avrebbero strangolato la donna al termine di una violenta lite scoppiata nell’abitazione per questioni economiche. Quel giorno di ottobre di due anni fa la pittrice, che da tempo viveva ad Ancona dopo la separazione del marito, era arrivata a Giulianova in treno per fare una visita al figlio che, è stato ricostruito nel corso del processo, pensava fosse gravemente malato. Dopo l’omicidio i due, sempre secondo l’accusa, avrebbero caricato il corpo della donna sulla loro vettura e lo avrebbero portato sulle rive del Chienti, nel Maceratese, dove successivamente è stato ritrovato in una scarpata.
Si torna in aula a giugno con l’audizione della prima tranche di testi della difesa (gli avvocati Gianluca Reitano e Gianluca Carradori per Simone, l’avvocato Alessandro Angelozzi per Giuseppe).
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