Sisma 2009, congelati quasi 300 milioni

15 Dicembre 2019

Negli otto centri teramani liquidato solo il 7,48% dei contributi totali. Centri storici, Pietracamela è la più virtuosa 

TERAMO. C’è una ricostruzione, ormai quasi passata in second’ordine, per cui sono congelati, ormai da dieci anni, intorno ai 300 milioni di euro, in provincia di Teramo.
E’ questo il quadro sconfortante emerso da un report dell’ufficio speciale per la ricostruzione del 2009 di Fossa, tracciato in due giornate formative organizzate dall’Ance, a cui ha partecipato il responsabile dell’ufficio, Raffaello Fico, e in cui sono stati coinvolti i tecnici locali, da cui parte in effetti la spinta propulsiva nell’espletamento delle pratiche.
Dai dati dello studio risulta che l’area 3, cioè quella che fa capo all’ufficio di Montorio e che raggruppa gli otto Comuni della parte teramana del cratere (Arsita, Castelli, Colledara, Montorio, Fano Adriano, Tossicia, Pietracamela e Penna Sant’Andrea), finora ha liquidato il 7,48% dei contributi totali. Si tratta, in soldoni, di 83 milioni 360mila euro, e la teramana è la penultima delle 9 aree in cui è suddiviso il cratere per entità di risorse impiegate. L’ultima è l’area 4 che fa capo a Castel del Monte, Santo Stefano di Sessanio e Villa Santa Lucia, che ha movimentato finora 38,7 milioni. La più virtuosa è quella che fa capo a Barisciano, Fossa, Ocre e altri centri che ha impiegato 381 milioni e mezzo (34,25%).
Eppure la posta in gioco è alta. La previsione finanziaria dei piani di ricostruzione dei centri storici (una sorta di piano regolatore dei lavori da fare) degli otto comuni teramani ammonta a 209 milioni 509mila euro. Ma finora sono stati impegnati, presentando richieste di contributo, solo poco più di 53 milioni. C’è una differenziazione, ovviamente, a seconda dei comuni: in termini di cifre assolute quello che ha impegnato una cifra più alta (che però non coincide precisamente con l’avvio dei lavori) è Pietracamela (13 milioni). In percentuale, rispetto alla previsione, è però Penna Sant’Andrea (65%) a cui segue Tossicia (43%). Fanalino di coda Montorio (15%). Su queste bassissime percentuali pesa peraltro il fatto che alcuni Comuni hanno approvato il piano con notevole ritardo.
Oltre ai piani di ricostruzione dei centri storici, bisogna considerare la periferia e il fuori cratere, che “valgono” intorno ad altri 100 milioni di euro. In totale, secondo lo studio dell’Usr di Fossa, in provincia di Teramo sono state presentate, dal 2013 ad oggi, richieste che ammontano a 69 milioni 572mila euro (di cui poco più di 25 ammessi a contributo, cioè il 36%). Interessante notare che nel 2019 sono state presentate richieste per 16 milioni e 800mila euro (solo il 4% finanziate).
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