Situazione critica nei cantieri post-sisma
Il rapporto dell’Osservatorio Fillea-Legambiente evidenzia: lavoro non qualificato e pagato poco, alto rischio mafia
TERAMO. Nelle aree terremotate del Centro Italia, colpite dal sisma del 2016, la ricostruzione procede a rilento. Al 30 giugno scorso, in tutti i territori interessati le richieste di contributo per la ristrutturazione del patrimonio privato, sia per danni lievi che gravi, erano appena 14mila, poco più del 17% del totale. In quattro anni è stato rimosso solo l'88% delle macerie degli edifici crollati o fortemente danneggiati. È la sintesi del terzo rapporto dell'Osservatorio nazionale sisma Fillea Cgil - Legambiente, presentato ieri in diretta streaming, da cui è emerso un altro dato: la situazione nei cantieri è critica. Il lavoro è meno qualificato di quanto sarebbe richiesto ed è pagato poco, questo l'allarme lanciato dalla Fillea (il sindacato edili della Cgil), che parla di «pericolo reale di infiltrazioni mafiose».
RIPRESA LENTA. «La pandemia ha avuto un forte impatto sulla ricostruzione delle aree terremotate», spiega il segretario della Fillea Cgil Alessandro Genovesi, «dopo il lockdown la ripresa dei cantieri è stata lenta, con il prolungamento della cassa integrazione per Covid per circa il 30% delle maestranze». Genovesi indica le priorità: rafforzare gli strumenti preventivi, controllare i Durc (documenti unici di regolarità contributiva), effettuare verifiche settimanali sul "cantiere semplificato" da inviare alle Casse edili e sui flussi di manodopera, aumentare le ispezioni sul territorio.
I RITARDI. Fillea e Legambiente non hanno dubbi: i ritardi nella ricostruzione sono generati dall’assenza della necessaria analisi e la conseguente progettazione della ricostruzione, dalle continue proroghe e dalla mancanza di termini certi per il finanziamento pubblico. «È necessaria», dicono, «una Legge-quadro sulla prevenzione e la messa in sicurezza del territorio e sulla gestione delle emergenze». «Il lavoro avviato dal commissario Giovanni Legnini, che si è insediato a fine febbraio scorso, e il nuovo, e speriamo definitivo, quadro normativo», chiarisce Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, «stanno riaccendendo la speranza che possa finalmente esserci un cambio di passo».
I NUMERI. Per la ricostruzione privata, al 30 giugno scorso, su quasi 80mila potenziali richieste, le domande presentate sono state poco meno di 14mila; di queste, oltre la metà sono ancora in lavorazione. Per quanto riguarda i contributi concessi ed erogati, al 31 agosto il totale è di quasi 205 milioni di euro trasferiti agli Usr per la ricostruzione pubblica e oltre 606 milioni per la ricostruzione privata. Sul fronte delle macerie pubbliche, sono state rimosse 2,4 milioni di tonnellate pari all’88% dei 2,7 milioni di tonnellate stimati inizialmente. Secondo il report, la completa rimozione andrà ben oltre il 2020.
NEI CANTIERI. Al 31 dicembre 2019 erano poco meno di 5.500 i lavoratori edili, per il 34% stranieri, dipendenti delle 822 imprese presenti nei cantieri della ricostruzione: in media poco più di sei dipendenti per impresa. A febbraio scorso sono state registrate 78 interdittive antimafia. «Un dato», dice la Fillea Cgil, «che conferma, in modo preoccupante, i tentativi di infiltrazione criminale e mafiosa nella ricostruzione». Su quasi 1.800 visite dei Comitati paritetici territoriali, la percentuale di cantieri con inadempienze gravissime è stata superiore a quella nazionale di 6 punti percentuali.
LE PROPOSTE. Dare alla struttura commissariale il potere di affiancare gli enti locali nella gestione dei piani di ricostruzione, approvare una Legge- quadro sulla prevenzione, rafforzare le tutele dei lavori edili e i controlli nei cantieri: queste le proposte emerse durante la presentazione del rapporto.
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