Slitta a settembre il maxi processo sull’acqua del Gran Sasso
TERAMO. Le norme anti Covid fanno slittare al 28 settembre il maxi processo sull’acqua del Gran Sasso. Dopo quella del 12 febbraio in cui sono state ammesse 12 parti civili, il fitto calendario già...
TERAMO. Le norme anti Covid fanno slittare al 28 settembre il maxi processo sull’acqua del Gran Sasso. Dopo quella del 12 febbraio in cui sono state ammesse 12 parti civili, il fitto calendario già comunicato dal giudice monocratico Domenico Canosa prevedeva svariate udienze tra marzo, aprile e maggio. Tutte, naturalmente, sono state rinviate in considerazione dell’emergenza sanitaria. Da considerare, inoltre, che si tratta di un processo dai numeri particolari, a cominciare dai dieci imputati, e che quindi necessita di spazi notevoli proprio in considerazione delle norme sul distanziamento sociale. Nel procedimento , che vede imputati i vertici dell’Istituto di fisica nucleare, Strada dei Parchi e Ruzzo, la Procura contesta l’inquinamento ambientale e il getto pericolose di cose. Il processo è nato da un’inchiesta che ha posto sotto la lente di ingrandimento di investigatori e inquirenti l’intero sistema Gran Sasso, evidenziando quella che la Procura ha definito come un permanente pericolo di inquinamento delle acque. Decine di sopralluoghi e videoispezioni, le ricostruzioni dei tre super esperti incaricati dalla Procura teramana e le indagini dei carabinieri del Noe avrebbero infatti fotografato una realtà fatta di rischi e procedure ignorate. In un contesto, quello ipotizzato dalla Procura, in cui sarebbero emerse presunte interferenze tra i laboratori, le gallerie autostradali e il sistema di condutture delle acque con criticità mai sanate.(d.p.)
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