Slogan, cartelli e striscioni per chiedere scuole sicure

15 Novembre 2016

Nel giorno del ritorno in classe 500 tra genitori e studenti protestano in piazza Accuse a Brucchi e Di Sabatino: «Basta favole, vogliamo le verifiche sismiche»

TERAMO. E' il giorno del ritorno a scuola ma anche quello della protesta urlata nel cuore della città da chi proprio non si fida a rimettere piede in edifici colpiti dal terremoto. Genitori e studenti si ritrovano davanti al municipio con cartelli e striscioni che invocano trasparenza degli atti sulle verifiche avviate dopo la scossa del 30 ottobre, istallazione di moduli provvisori e progettazione di poli scolastici per rimpiazzare le strutture meno stabili.

"Noi siamo il futuro, metteteci al sicuro" è il messaggio che alcuni ragazzi del liceo classico hanno scritto con la vernice spray su uni lenzuolo. La foto dello storico edificio di piazza Dante con la frase: “Non voglio più la mia scuola a metà” è riportata sui fogli che i genitori indossano appuntati sul petto. Il concetto è rafforzato da un altro striscione: "#iononrischiopiù". Il primo gruppo di manifestanti, quello degli istituti superiori, si è dato appuntamento alle otto davanti al monumento ai caduti, lungo il viale dei Tigli. «Le spiegazioni che abbiamo ricevuto domenica durante la visita alle scuole non ci hanno rassicurato», spiega Anna Cozzi, portavoce del comitato spontaneo del "Delfico", «i lavori sono stati fatti, ma abbiamo anche riscontrato anomalie per quanto riguarda la sicurezza». Per questo i genitori sono intenzionati a proseguire la protesta a oltranza per ottenere dalla Provincia, ente a cui fanno capo gli istituti superiori, il trasferimento in strutture considerate più idonee come l'ex della Banca d'Italia in via Carducci.

Il gruppo, rinforzato da una nutrita rappresentanza di studenti, si sposta a passo svelto tra viale Mazzini e corso San Giorgio per raggiungere piazza Orsini dove, nel frattempo, si sono attestati mamme e papà del comitato per le scuole comunali. Qui a guidare la protesta c'è Leda Ragas. «Basta con le favole», scandisce al megafono, «vogliamo scuole sicure, vogliamo le verifiche sismiche». Secondo lei in altri comuni arriveranno i moduli provvisori anche se non ci sono scuole inagibili. «Andiamo alla Regione e se non basta andiamo anche a Roma», insiste la portavoce, interrotta da applausi e cori di approvazione da parte degli studenti intorno a lei. I comitati stimano in 500 le presenze in piazza Orsini, dove c'è anche il sindaco Maurizio Brucchi circondato da genitori che gli pongono questioni sui ritardi nei lavori di consolidamento della "San Berardo" e sulla mancanza di scale di sicurezza in molti edifici scolastici. «Abbiamo fatto tutto quello che potevamo», ripete il primo cittadino, «i miei figli frequentano le scuole di questa città e anch'io stamattina, prima di accompagnarli, ho avuto una botta d'ansia».

Qualcuno lo avvisa che oggi alle 18, al parco della scienza, si terrà un'assemblea dei genitori della "Noè Lucidi" convocata dalla dirigente scolastica. «Ci sarò», assicura, «leggeremo tutti i documenti sui lavori e sulle verifiche fatte in quell'edificio». Leda Ragas richiama la sua attenzione e lo sollecita a raggiungere il centro della manifestazione. «Sindaco», lo incalza, «se deve dire qualcosa, venga qui». Brucchi fende la folla e raggiunge il megafono. Spiega che non è responsabile delle scuole superiori e i manifestanti puntano il dito contro il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino tacciandolo come "latitante". Il sindaco ammette che quanto fatto finora non è sufficiente. «Potete avere tutte le carte che chiedete», afferma, «ma dobbiamo costruire scuole nuove: questo è il futuro, ci stiamo già lavorando». I genitori, però, pretendono risposte immediate garanzie che ritengono di non aver ottenuto con «semplici controlli a vista nelle scuole». La protesta va avanti, per ogni istituto scolastico sarà individuato un referente dei comitati e partirà una raccolta di firme che rinnoverà sempre la stessa richiesta: sicurezza per gli studenti.

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