Soldi ai terroristi dalla vendita di tappeti

23 Marzo 2019

Venti perquisizioni in tutta Italia, blitz anche ad Alba Adriatica e Martinsicuro nelle abitazioni di alcuni tunisini

TERAMO. È un’indagine complessa, come oggi lo sono tutte quelle legate al terrorismo jihadista. Questa, in particolare, parte da illeciti di natura tributaria e scopre una rete di finanziamenti che attraverso società attive nel settore del commercio di tappeti e dell’edilizia avrebbero sostenuto il movimento radicale islamico “Al-Nursa”.
All’alba di ieri dalla Direzione distrettuale antimafia ed antiterrorismo dell’Aquila sono partite perquisizioni nelle abitazioni di venti tunisini da anni in Italia. Tra Torino, Milano e San Benedetto del Tronto c’è anche il Teramano. In particolare Martinsicuro e Alba Adriatica. I venti sono sospettati di vari reati con finalità di terrorismo. Le perquisizioni sono state compiute dai carabinieri del Ros e dai finanzieri del Gico dell'Aquila con il supporto dei rispettivi comandi provinciali e il coordinamento del Ros centrale e dello Scico. In questa fase,le ipotesi di reato riguardano una serie di illeciti di natura tributaria commessi per raccogliere soldi destinati anche al finanziamento del movimento radicale islamico “Al-Nusra”. Si tratta di un gruppo armato jihadista salafita attivo dal 2012, nel contesto della guerra civile siriana, in Siria e in Libano. Il Fronte al-Nusra fu formalmente affiliato ad Al-Qaida fino al 28 luglio 2016, quando il leader di al-Nusra al-Jawlani annunciò la scissione consensuale tra i due gruppi e l'adozione del nuovo nome Jabhat Fateh al-Sham ("Fronte per la conquista del Levante").
In particolare, sottolineano gli inquirenti, «tramite alcune società operanti nel settore della rifinitura edilizia e nel commercio di tappeti, formalmente intestate a persone di comodo ma di fatto gestite da un unico soggetto, capo indiscusso del gruppo, sono stati creati numerosi artifizi contabili per distrarre ingenti somme di denaro dalle società». Le illecite disponibilità finanziarie sarebbero state successivamente riciclate in vari modi: con l'acquisto di immobili, investendo in altre attività imprenditoriali ed anche, appunto, nel finanziamento di gruppi radicali di ispirazione islamica all'estero. Le indagini sono coordinate dal pm distrettuale David Mancini, lo stesso magistrato che ha firmato l’inchiesta che nel novembre scorso ha portato all’arresto el 22enne egiziano Issam Shalabi, bloccato a Milano dopo una lunga permanenza a Colonnella dove lavorava per una ditta di pulizie che aveva l’appalto per McDonald’s. Il suo nome era finito nei controlli della polizia nel dicembre del 2017 quando la sua presenza era stata segnalata tra i militanti islamici frequentatori di un gruppo Whatsapp. Si era scoperto che Shalabi, arrivato in Italia sette anni prima per un ricongiungimento familiare, era diventato (secondo la Procura) il leader di un gruppo di tre giovanissimi profondamente radicalizzati e che all’epoca vivevano a Colonnella.
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