Soldi spariti, riciclaggio a Granata

La procura di Ascoli contesta questo reato al bancario giuliese accusato del maxi ammanco
GIULIANOVA. E’ con l’ipotesi di reato di riciclaggio che la procura di Ascoli chiude le indagini a carico di Mario Granata, il bancario giuliese accusato di essersi appropriato di 460mila euro dal conto di una cliente della filiale della Banca delle Marche di Porto d’Ascoli. Nei giorni scorsi il pm Lorenzo Maria Destro (il sostituto procuratore titolare del fascicolo) ha firmato l’avviso di conclusione successivamente notificato all’indagato e al suo difensore, l’avvocato Tiziano Rossoli. Trascorsi i termini ci dovrebbe essere la richiesta di rinvio a giudizio davanti al gip. L’ipotesi di reato contestata, prevista dall’articolo 648 bis del codice penale, stabilisce una pena che va da quattro a dodici anni. «Chiunque», recita l’articolo, «sostituisce o trasferisce denaro, beni e altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni».
L’inchiesta riguarda la somma sparita qualche anno fa da un conto corrente aperto da una donna tedesca nella banca in cui all’epoca dei fatti lavorava Granata, successivamente licenziato dall’istituto di credito (provvedimento impugnato dall’uomo davanti al giudice del lavoro). Per l’ammanco nei mesi scorsi il pm ha chiesto ed ottenuto dal gip Giuliana Fillippello gli arresti domiciliari del bancario di Giulianova, il sequestro di un immobile di sua proprietà e dei conti correnti. Attualmente Granata ha l’obbligo di firma.
Secondo quanto ricostruito dalle indagini della Finanza il conto corrente svuotato non era stato più movimentato dal 2007, quando la titolare vi aveva versato 460mila euro incassati dalla vendita di un appartamento. Depositato il denaro, la donna era ritornata in Germania e non aveva fatto più alcuna operazione su quel conto corrente fino all’anno scorso quando era tornata a Porto d’Ascoli per ritirare il denaro ed estinguere il conto. Ma sul conto non c’era più niente, tranne i 1800 euro di interessi che nel frattempo erano maturati. La donna aveva subito presentato denuncia e gli investigatori avrebbero accertato che qualche mese prima che la cliente tedesca si accorgesse dell’ammanco, l’impiegato di Giulianova avrebbe emesso un libretto di assegni a nome della cliente e dopo aver apposto firme false sugli assegni, avrebbe versato i soldi in un conto acceso in un altro istituto di credito. Successivamente, sempre secondo l’accusa della procura ascolana, l’uomo avrebbe investito il denaro in immobili, tra cui un appartamento sequestrato. Granata, molto conosciuto in città. è stato componente della segreteria dell’Unione comunale del Pd, partito per il quale si anche era candidato alle ultime elezioni comunali.(d.p.)
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