Sommosse sventate in carcere: premi alla polizia penitenziaria

4 Luglio 2024

Riconoscimenti anche agli agenti che hanno lavorato nelle difficili condizioni della pandemia La direttrice Avvantaggiato: «In tutti i penitenziari la situazione è difficile, voi siete degli eroi»

TERAMO. Nel carcere più sovraffollato d’Abruzzo dove l’emergenza sicurezza è cronaca quotidiana tra sommosse sventate e arsenali clandestini scoperti e dove dall’inizio dell’anno tre detenuti si sono tolti la vita, la ricorrenza del patrono della polizia penitenziaria diventa occasione di confronto sulla difficile condizione dei penitenziari. Dice la nuova direttrice Lucia Avvantaggiato, un recente passato nel Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, dopo essere stata per anni dirigente dell’istituto di pena di Lanciano: «Ho toccato con mano la difficile situazione delle carceri e da quando sono a Teramo quella di Castrogno». Il carcere teramano attualmente ospita 400 detenuti tra cui molti malati psichiatrici a fronte di una capienza della metà, mentre gli agenti in servizio sono 144 a fronte dei 218 previsti con un arretrato di 12mila giorni di ferie e con un presente di 50mila ore di straordinario ogni anno. E la direttrice non ha esitato a definire «eroi» gli agenti di polizia penitenziaria. E proprio nel giorno della ricorrenza di San Basilide, il patrono della polizia penitenziaria, cinque agenti sono stati premiati con encomi e lodi del ministero della Giustizia per aver sventato rivolte e per essersi distinti nel difficile periodo della pandemia, quando l’isolamento di una struttura carceraria è diventata ancora più difficile e pesante.
Sono stati premiati con encomi e lodi il sostituto commissario coordinatore Giuseppe Pallini, l’ispettore Gabriele Di Meco, l’assistente capo Walter D’Ettorre, l’assistente capo Massimo Scardiccio, l’agente Danila Di Felice, l’agente Mirco Vantaggiato. Altri 64 agenti hanno ricevuto dei riconoscimenti per il loro comportamento durante la pandemia. Dall’inizio dell’anno nel carcere teramano tre detenuti si sono suicidati: a gennaio il 34enne macedone Jeton Bislimi accusato del tentato omicidio della moglie a Capestrano,nella Marsica, a marzo il ventenne di etnia rom Patrick Guarnieri, a giugno il 74enne Giuseppe Santoleri condannato in via definitiva a 18 anni per l’omicidio della ex moglie in concorso con il figlio Simone. Il penitenziario vive da tempo una condizione di criticità figlia di sovraffollamento, carenza di personale, scarsi investimenti. Le aggressioni, i tentativi di suicidio, le fughe tentate o riuscite come quella di un detenuto evaso qualche mese fa con scene da film, servono a suonare la sveglia per qualche giorno ma spenti i riflettori tutto torna come prima.
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