Sono malati ai reni 22mila teramani

7 Marzo 2017

Il primario: è un’epidemia. Venerdì la Giornata mondiale con screening agli studenti e consulenza nei reparti

TERAMO. Sono quasi 22mila i teramani che soffrono di malattia renale cronica. Non a caso Goffredo Del Rosso, direttore della nefrologia e dialisi di Teramo parla di epidemia. «L'epidemia di insufficienza renale è un problema di salute pubblica di prima grandezza, ancora oggi purtroppo poco conosciuto dalla popolazione e largamente sottovalutato dagli organi istituzionali». Ed ecco che iniziative come quelle adottate in occasione della “Giornata mondale del rene” di venerdì prossimo possono essere utili a molto per prevenire una serie di complicanze o anche per scoprire di essere ammalati.

I nefrologi della Asl venerdì per il “Progetto scuola” saranno al liceo classico “Delfico”: un gruppo di studenti sarà sottoposto a un controllo della pressione arteriosa e all'esame urine, in sostanza uno screening di 1° livello delle malattie renali. L’insufficienza renale, infatti, può essere una malattia silente che si manifesta solo quando ormai il danno è in fase avanzata. «In Italia l'insufficienza renale viene ancora considerata come una malattia rara, il cui unico rischio è la possibilità di evoluzione verso la fase terminale di malattia, quella che richiede il trattamento dialitico o il trapianto di rene», spiega Del Rosso. Si tratta di una malattia da non sottovalutare: basta pensare che uno studio statunitense inserisce la mortalità per insufficienza renale cronica dopo quella per tumore del polmone e prima di quella per tumore del colon, della mammella e della prostata.

«Le implicazioni del problema in termini epidemiologici, di disabilità e costo sociale e finanziario sono importanti», sottolinea Del Rosso. Per questo sono importanti prevenzione e diagnosi precoce. Non a caso a Teramo è attivo il “Pirp”, un programma di prevenzione «che prevede visite ravvicinate ai pazienti, grazie all’impegno e alla dedizione dei medici rimasti», fa notare il primario. In sostanza i pazienti che hanno un’insufficienza renale – inviati dal centro diabetologico o dai medici di base – vengono seguiti in maniera puntuale per evitare il degenerare della malattia. In questo filone si inserisce “Porte aperte in nefrologia” che si svolgerà sempre venerdì nei reparti di Giulianova e Atri: il personale risponderà ai quesiti della popolazione.

Al di là delle limitazioni alla vita di tutti i giorni causate da un aggravarsi delle condizioni della malattia renale, basta pensare ai costi. Un paziente in emodialisi costa 50mila euro all’anno.In provincia di Teramo ci sono 153 pazienti in emodialisi (67 a Teramo, 40 a Giulianova, 23 ad Atri e 23 nel centro privato a Villa Rosa); 59 sono invece quelli in dialisi peritoneale (25 a Teramo, 27 a Giulianova e 7 ad Atri). Sono 55 i malati che si sono sottoposti a trapianto del rene (30 a Teramo, 17 a Giulianova, 8 ad Atri).

Il nefrologo coglie l’occasione per dare una valutazione sull’ospedale unico per acuti. «Sono totalmente d’accordo. Bisogna spiegare ai cittadini che un ospedale piccolo comporta dei rischi: non c’è una cura di apprendimento sufficiente. Ma purtroppo i campanilismi sono un ostacolo a una programmazione sanitaria corretta. Non ha senso mantenere realtà che sono solo un costo e non danno un ritorno in termini di assistenza e prevenzione. Le altre realtà vanno riconvertite, lasciando servizi per gli anziani, come la dialisi».

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