«Sono malato di cancro e non ho perso una cura»

6 Dicembre 2020

Il sindaco di Giulianova Costantini: «A chi sta come me dico di non avere paura La nostra sanità funziona e le terapie oncologiche sono garantite in sicurezza»

TERAMO. Esiste sempre una giusta distanza. Anche dalla paura. Lo sa bene Jwan Costantini, primo cittadino di Giulianova, alla prese come tutti i suoi colleghi sindaci con una pandemia senza fine. Da affrontare e combattere anche come malato oncologico.
Costantini ha 37 anni e da cinque convive con un melanoma che lo obbliga a periodiche cure. Perché un cancro non si ferma se c’è il Covid. «Ma anche con la pandemia io non ho perso un ciclo di cure perché la sanità teramana è riuscita a salvaguardare tutti i percorsi, a garantire tutte le cure in ambienti sani», ti dice, «per questo io non perdo mai occasione di dire a tutti quelli che vivono la mia stessa esperienza di non avere paura di entrare in ospedale in questo periodo. Perché purtroppo anche questo succede. La sanità teramana funziona e, anche in questo momento di grande emergenza, riesce a garantire percorsi di cura sicura a tutti. E questo lo dico da malato, prima ancora che da sindaco. Da sindaco dico anche che da quando è stato nominato direttore sanitario Brucchi (Maurizio Brucchi (ndr) c’è stato un cambio di passo».
Da malato Costantini entra ed esce dall’ospedale di Giulianova dove si sottopone all’immunoterapia. «Il mio organismo reagisce meglio a questo che alla chemio» ti dice nei giorni in cui da figlio racconta del padre 68enne ricoverato al Mazzini di Teramo. Con estrema consapevolezza. «Anche mio padre ha un melanoma e ora è ricoverato per un ciclo di cure a cui si deve sottoporre», racconta, «abbiamo la sicurezza che si trovi in un posto sicuro. Spesso siamo i primi parlarci male, a dire che le cose non funzionano. Ma non è così. Lo dico con la cognizione di malato, di figlio di malato, di persona che vive sulla propria pelle ogni giorno le difficoltà del momento». Perché c’è sempre un prima e un dopo nella vita di ognuno. E oggi che il metro è diventato il personale raggio delle nostre immaginarie circonferenze abbiamo imparato che ognuno può tirare fuori delle risorse inaspettate. «Il cancro spaventa», dice Costantini, «ma il percorso della malattia può essere una grande scuola di vita, un momento di crescita interiore. La malattia può essere il momento dell’inversione di rotta, della saggezza, dello sguardo limpido verso tutto ciò che si ha intorno, verso se stessi e la vita intera. È il momento delle scelte importanti, della chiarezza, ma soprattutto è il momento del coraggio e della forza. Lo dico da malato, da figlio di malato, da papà di un bimbo piccolo, da marito e da amministratore».
E conclude: «L’altro giorno quando sono andato in ospedale ho visto un medico con una zaino. Lo conosco e quindi gli ho chiesto, scherzando, cosa portasse all’interno. Portava un cambio di biancheria perché sarebbe rimasto in ospedale per tre giorni senza tornare a casa. Ecco di queste persone non dobbiamo dimenticarci mai». Perché c’è sempre una giusta distanza. Anche dalla paura.
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