Sopraelevazione abusiva Devono demolire la casa

Roseto, 16 anni fa il Comune concesse il permesso in deroga ma non c’erano le distanze di legge. Avviata via Facebook raccolta di firme contro la sentenza
ROSETO. Sedici anni fa realizzarono la sopraelevazione di una casa a un piano, nella zona sud di Roseto, ma ora il giudice ha emesso la sentenza di demolizione a seguito della denuncia del vicino confinante, partita a lavori ultimati. È la storia dei coniugi Petraccia, oggi entrambi pensionati, i quali si ritrovano a dover fronteggiare una situazione paradossale, costata loro finora circa 25mila euro di spese legali oltre al mutuo per i lavori, con il rischio di rimanere senza un tetto. Sì, perché nel frattempo si è attivata la procedura di sequestro con l'intervento dell'ufficiale giudiziario, scongiurato solo grazie alla vendita dell'immobile ai figli. Ma il rischio di demolizione resta, perché la sentenza di primo grado è ancora in vigore.
Sulla vicenda è stata avviata anche una raccolta di firme su Facebook contro la "demolizione di casa non abusiva", come è stata battezzata l'iniziativa. «Il Comune ci ha approvato il progetto in deroga (all'epoca non sapevamo neanche il significato di tale termine)», racconta Monia Petraccia, la figlia dei coniugi in questione, «e oggi ci ritroviamo con una denuncia di demolizione. Il Comune dovrebbe essere l'organo che tutela i cittadini: perché allora ci hanno dato il permesso se non potevamo costruire?». Un atto di accusa in piena regola contro il Comune, che però non cambia la sostanza delle cose: va demolita quella parte di fabbricato non conforme alla normativa vigente.
Secondo una sentenza precedente a quella in questione, il Prg di Roseto presenta illegittimità in alcuni punti. In particolare è stato sancito che alcune norme in materia di distanze tra fabbricati contenute nel Prg di Roseto sono illegittime, pertanto devono essere disapplicate in quanto in contrasto con un decreto ministeriale (il n° 1444/68). Il provvedimento giurisdizionale conseguente, per certi versi rivoluzionario, è stato anche in quel caso l'ordine di demolizione di un fabbricato posto a una distanza giudicata irregolare, cioè meno di dieci metri. E ora la storia si è ripetuta per un caso analogo, ma potrebbe ripetersi per decine di altri casi a Roseto in cui non sono state rispettate le distanze, nonostante il permesso rilasciato dal Comune.
L'inghippo sta nel fatto che ogni concessione risalente a prima del 2013 (infatti dopo quella data è stata cambiata la norma del Prg) veniva rilasciata in deroga, cioè salvo diritti di terzi. In soldoni, quindi, il vicino che si accorgeva della distanza inferiore ai dieci metri poteva fare ricorso e ottenere il blocco dei lavori. Oppure la demolizione qualora fossero stati ultimati, come in questo caso.
Federico Centola
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