Sospeso sul ponte, salvato dopo 5 ore

Giovane di Pianella minaccia di uccidersi lanciandosi da 90 metri, medico e poliziotti riescono a bloccarlo
PINETO. Il prima è nell’inquietante immagine di un uomo sospeso nel vuoto di un viadotto con le mani sul guard-rail dell’A14. Il dopo è nelle mani dei tanti che riescono a bloccarlo, a stringerlo e riportarlo a terra. In mezzo cinque ore di timori e speranze, di parole che accarezzano solitudini e paure. Perché davanti a quella drammatica istantanea è impossibile non ricordare la tragedia di Francavilla del 2018 quando un uomo si lanciò da un viadotto dopo aver ucciso la figlioletta e la moglie. Succede in una caldissima mattinata di agosto, su un’autostrada che dopo un giorno di tregua torna scenario di code chilometriche dopo la chiusura, in direzione nord, del tratto compreso tra il casello di Pescara ovest e quello di Pineto-Atri.
L’allarme scatta poco dopo le 8.30 quando i primi automobilisti vedono l’uomo sul guard-rail. Basta un attimo e le prime pattuglie della polizia autostradale di Pescara nord arrivano sul posto insieme a vigili del fuoco e ambulanze del 118. La cronaca racconta che sospeso nel vuoto, a 90 metri di altezza sul viadotto Cerrano, c’è un 27enne di Pianella che da venerdì sera è uscito di casa. Soffre di problemi psichici. La sua macchina l’ha parcheggiata a qualche metro di distanza. Minaccia di buttarsi, minaccia di farlo se qualcuno si avvicina.
Inizia da qui la narrazione di una mattinata da incubo sotto un sole infernale che soffoca e complica tutto. Raccontano che lui sia determinato. Spaventato, ma determinato anche se al medico la prima cosa che dice è: «Non sono riuscito a farlo». Nessuna rivendicazione, nessuna richiesta. Intanto il tempo comincia a scandire l’incubo. Con il timore, sempre più fondato, che al di là della volontà di un gesto estremo, possa arrivare anche un cedimento fisico dovuto proprio alle alte temperature. L’autostrada in quel tratto viene chiusa e cominciano i primi tentativi di avvicinamento. Fondamentale l’intervento di Sabatino Trotta, psichiatra, dirigente del dipartimento di salute mentale della Asl di Pescara, alle spalle anni di esperienza, intervenuto dopo che dal Coa di Pescara è arrivata la richiesta. Comincia ad interagire con le parole. Lui e gli agenti della polizia autostradale di Pescara nord: insieme, per quasi cinque ore, parlano con il giovane, gli danno l’acqua. Continuamente. Fino a quando lui si sporge un po’ di più verso l’autostrada e loro riescono ad afferrarlo, a bloccarlo, a portarlo a terra. Sono circa le 13.30. Sono passate quasi cinque ore. Dice Trotta, scegliendo con cura le parole più delicate possibili per raccontare le vite degli altri: «Da un certo momento in poi ci ha permesso di interagire con le parole e questo è stato di fondamentale importanza. I poliziotti che erano con me sono stati davvero bravissimi, hanno usato le parole più giuste per quei momenti. Dopo qualche tempo ci ha permesso di avvicinarci e questo è stato di fondamentale importanza. Le parole dette? Sicuramente non ci sono formule magiche. Fondamentale, molto probabilmente, avergli trasmesso la certezza che non sarebbe stato lasciato solo, che nel dopo noi ci saremmo stati sempre. Sicuramente è stata una lotta contro il tempo perché dopo quasi cinque ore sotto il sole con temperature altissime a un certo punto abbiamo temuto che potesse avere un cedimento fisico». E probabilmente è stato proprio un attimo di stanchezza a consentire un epilogo di vita. Intorno alle 13.30 è stata riaperta al traffico la tratta autostradale tra Pescara Ovest e Atri Pineto dove le code, complessivamente, hanno raggiunto i dieci chilometri. Solo dopo ore la situazione è lentamente tornata alla normalità. Almeno quella della viabilità. Tutto il resto è in quell’immagine che in tantissimi non dimenticheranno.
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