Sottopasso e stazione allargati: «Mai pagate le aree dal Comune»

Tortoreto. L’ex sindaco Di Matteo: «I proprietari dei terreni sono in attesa degli indennizzi da 13 anni» Spunta il caso dei dissuasori per il traffico installati e poi tolti: «Rimossi perché mancava l’ordinanza»
TORTORETO. I proprietari dei terreni espropriati per allargare sottopasso e stazione di via Carducci (a cui ha provveduto nel 2010 il Comune di Tortoreto dopo la revisione del progetto presentato allora da Rfi, società di gestione della rete ferroviaria) non sono stati mai indennizzati. A questo si aggiungono la mancata apertura al traffico del sottopasso e il “giallo” dei cuscini berlinesi installati al Lido per la sicurezza di pedoni e ciclisti rimossi perché mancava l’ordinanza.
Sono le questioni che tornano sotto i riflettori per iniziativa di “Nuova Tortoreto” e dall’ex sindaco Domenico Di Matteo e per effetto degli interrogativi posti in consiglio dal Pd. «I proprietari hanno diritto ad avere quello che spetta loro per gli espropri», afferma Di Matteo, «le sollecitazioni non hanno sortito risultati e, alla domanda posta dall’opposizione l’amministrazione ha affermato che mai il sottopasso sarà carrabile, per cui resterà fruibile solo da pedoni e ciclisti». Di Matteo ricorda che, da sindaco, ha varato un progetto che prevedeva solo lo spostamento dei sottoservizi, con il resto della spesa a carico di Rfi. «Con l’amministrazione Monti, nel quale Piccioni era vicesindaco, il Comune di Tortoreto ha investito 600mila euro per ritrovarsi un sottopasso chiuso. Tanti soldi investiti per una fruibilità ridotta con l’aggravante che i proprietari delle aree espropriate per fare spazio al progetto non hanno ricevuto un euro», evidenzia, «non bastasse già tutto ciò, l’area di risulta dove c’era la vecchia casa del capostazione è piena di erbacce e di rifiuti». C’è poi il “giallo” dei cuscini berlinesi installati in zona 30 e poi rimossi. Il Comune aveva adottato la soluzione tecnica per garantire un percorso sicuro ai ciclisti con i dissuasori che lasciano libera, di fatto, solo una sezione della carreggiata. «A questo punto l’amministrazione spieghi cos’è accaduto», insiste l’ex sindaco, «prima vengono posizionati poi rimossi perché, secondo quanto ci risulta, l’ordinanza sarebbe arrivata successivamente e quei manufatti non potevano esserci. Cosa non è andato tra uffici, amministrazione e polizia locale per arrivare a questo?». La domanda è indirizzata al sindaco Domenico Piccioni e alla sua maggioranza.
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