Spaccio di droga, chiesto il processo per 28
Sotto accusa numerosi esponenti del clan rom Di Giorgio, l’ Annunziata il cuore dell’organizzazione
GIULIANOVA. La procura distrettuale dell’Aquila chiede il giudizio per 28 persone, tra cui molti rom dei clan Guarnieri e Di Giorgio. L’operazione è quella antidroga del novembre dell’anno scorso nel quartiere dell’Annunziata. Il pm Fabio Picuti, titolare del fascicolo, ha chiesto il rinvio a giudizio e il 17 novembre il gup Giuseppe Romano Gargarella deciderà se accogliere la richiesta o disporre il non luogo a procedere.
Secondo l’accusa a capo dell’organizzazione c’era la 60enne Annadomenica Guarnieri, all’epoca dei fatti arrestata con gli altri 26. Per il giudice Guendalina Buccella, firmataria dell’ordinanza di custodia cautelare, «aveva il ruolo di reperire la sostanza stupefacente, detenerla e cederla, tenere i collegamenti con gli altri associati concordando i prezzi di acquisto e vendita della droga, organizzando l’attività di spaccio, provvedendo alla riscossione». Il tutto, sempre secondo l’accusa, avvalendosi della manodopera dei suoi sette figli e dando ordini dalla sua casa dell’Annunziata di Giulianova, storico quartiere dalla difficile convivenza tra rom e residenti, che nelle carte di investigatori e inquirenti diventa la centrale di smistamento di un traffico di droga (eroina e cocaina) che in più occasioni varca i confini locali per rifornire non solo il mercato della costa, ma anche quello delle vicine Marche. Una organizzazione che spesso si approvvigiona di droga da organizzazioni albanesi e che, nello spaccio al dettaglio utilizza anche minori di 18 anni.Dopo quasi due anni di intercettazioni telefoniche e ambientali il blitz dei finanzieri del Gico dell’Aquila (insieme alla Finanza di Giulianova , Teramo, Pescara, Chieti, Avezzano, Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli e Bari) scattò all’laba del 19 novembre: 130 eseguirono 27 ordinanze di custodia cautelare di cui 17 in carcere, 2 ai domiciliari ed 8 con l’obbligo di firma.Numerose le perquisizioni scattate anche in località al confine tra le Marche e l'Abruzzo, dove l'organizzazione aveva esteso le sua ramificazioni arrivate anche nel Barese in particolare per i contatti con alcuni albanesi con cui, in molti casi, sono stati fatti accordi per l’acquisto di grosse partire di droga. Secondo l’accusa il clan nel quartiere Annunziata utilizzava una vasta rete di vedette per segnalare eventuali ingressi delle forze dell'ordine. Nella mole di intercettazioni delle indagini la droga da provare prima di spacciare diventa «quel buon piatto del ristorante», le dosi da consegnare «le magliette da indossare», i controlli di carabinieri e polizia «gli zii da evitare». L’accusa per tutti è quella di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, soprattutto eroina .(d.p.)
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