Spaccio nella casa rosa, otto condanne

Alba Adriatica, la pena più alta di cinque anni a Clelia Spinelli ritenuta a capo del clan rom che gestiva il mercato della droga
ALBA ADRIATICA. La Procura distrettuale aveva chiesto condanne per complessivi 94 anni di carcere. Dopo una camera di consiglio durata più di due ore i giudici del collegio di primo grado presieduto da Franco Tetto (a latere Sergio Umbriano e Lorenzo Prudenzano) hanno riconosciuto l’associazione a delinquere nella forma minore dei fatti di lieve offensività condannando tutti gli otto, tra cui numerosi componenti di un clan rom, accusati di spaccio di droga nella cosiddetta casa rosa di Alba Adriatica.
Clelia Spinelli, 57 anni, accusata di essere a capo del gruppo, è stata condannata a cinque anni. Per lei, assistita dall’avvocato Piergiuseppe Sgura , la Pubblica accusa rappresentata dal pm della distrettuale Fabio Picuti ne aveva chiesti 22. Un anno e sei mesi la condanna per Isabella Levakovic, 38 anni, assistita dall’avvocato Nello Di Sabatino e per cui la richiesta era stata di 12 anni. Maria Bevilacqua, 40 anni, è stata condannata a 3 anni (la richiesta era stata a 12); Massimo Levakovic, 41 anni, è stato condannato a 7 mesi (la richiesta era stata a 12); Alberto Guarnieri, 45 anni, è stato condannato ad un anno e dieci mesi (la Procura ne aveva chiesti 12); Anna Di Giorgio a 9 mesi (la Procura aveva chiesto 12 anni); Mauro Vespa 9 mesi in continuazione con precedenti fatti (la Procura aveva chiesto 6 anni); Sonia Perozzi ad un anno (per lei la Procura aveva chiesto sei anni). Il collegio difensivo, oltre che da Sgura e Di Sabatino, era composto anche dagli avvocati Umberto Gramenzi e Mario Ciafrè. All’epoca dei fatti le ordinanze di custodia cautelare vennero firmate dal gip del tribunale dell’Aquila Marco Billi, su richiesta del pm Picuti della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo abruzzese, competente a indagare sulla vicenda in quanto agli otto veniva contestato il reato associativo finalizzato al traffico di stupefacenti.
Gli inquirenti avevano documentato, attraverso decine e decine di intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e altre attività di indagine, centinaia di episodi di spaccio di stupefacenti – soprattutto eroina e cocaina, ma anche hascisc e derivati della morfina – eseguiti direttamente o gestiti dalle persone arrestate. Secondo gli investigatori il clan di rom aveva un capillare controllo del territorio e per evitare di essere scoperto utilizzava come vedette anche i figli minorenni di alcuni degli arrestati.
Centinaia gli episodi di spaccio che sarebbero stati accertati nel corso dei mesi di indagine, operazioni che avevano portato complessivamente al sequestro di oltre mezzo chilo di droga. All’epoca dell’esecuzione delle ordinanze le Fiamme gialle avevano anche sequestrato beni mobili e immobili: due case ad Alba e a Martinsicuro e soldi depositati in alcuni conti correnti.
Un patrimonio che, sempre secondo l’accusa, sarebbe stato accumulato illecitamente con il traffico di droga.
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