Sparì la cocaina sotto sequestro: nuovo processo all’ex carabiniere

28 Gennaio 2022

La Corte suprema annulla la condanna inflitta al brigadiere Vincenzetti, accusato di peculato In appello aveva preso tre anni, ora è stato disposto un nuovo giudizio di secondo grado a Perugia 

TERAMO. La Cassazione annulla la condanna dell’ex brigadiere dei carabinieri Roberto Vincenzetti e rinvia per una nuova discussione del caso davanti alla Corte d’appello di Perugia. Così hanno deciso i giudici della sesta sezione della Suprema Corte accogliendo il ricorso presentato dall’uomo assistito dall’avvocato Gianni Falconi.
Vincenzetti (ora fuori dall’Arma) nel 2019 era stato condannato a tre anni e quattro mesi in primo grado (a seguito di un rito abbreviato) e successivamente a tre anni e venti giorni in secondo grado per peculato: secondo la Procura l’allora militare, all’epoca in servizio alla compagnia di Giulianova, si sarebbe appropriato di diversi quantitativi di cocaina sequestrati e custoditi in caserma. Accuse che il militare ha sempre respinto e per cui il gip del tribunale militare di Roma, accogliendo la richiesta fatta dalla Procura militare, all’epoca aveva archiviato stabilendo che la droga non fosse quella sequestrata. Di diverso avviso la Procura teramana che, tra gli accertamenti fatti nel corso delle indagini, ha prodotto quelli che, ha sempre sostenuto l’accusa nei due gradi di giudizio, stabiliscono che si tratti della stessa sostanza stupefacente.
I fatti contestati all'ex militare risalgono a un periodo compreso tra l'aprile del 2016 e maggio 2017. Secondo l’accusa ipotizzata dalla Procura teramana l’ex militare in quattro occasioni si sarebbe appropriato della sostanza stupefacente custodita in caserma dopo essere stata sequestrata in svariate operazioni antidroga. Così nel capo d’imputazione: «Con più azioni esecutive, quale pubblico ufficiale con la qualifica di brigadiere capo in servizio al nucleo operativo radiomobile della compagnia carabinieri di Giulianova, avendo per ragioni d’ufficio la disponibilità del corpo di reato consistito in un quantitativo di sostanza stupefacente del tipo cocaina pari a 22,250 grammi custodito in un armadio metallico chiuso a chiave collocato all’interno della stanza d’ufficio del comandante del predetto nucleo operativo dei carabinieri se ne appropriava collocando nella busta ove era custodita la cocaina altra sostanza stupefacente di colore bianco».
Dopo l’annullamento della Cassazione, ci sarà un terzo processo (il secondo davanti a una Corte d’appello) per accertare la verità giudiziaria.
©RIPRODUZIONE RISERVATA