Sparò all’amico, il perito del pm: «Uno dei colpi poteva uccidere»

12 Settembre 2021

Atri, nuova udienza del processo al giovane Mattucci imputato per il tentato omicidio di un 25enne In aula il consulente Minervini: «Un pallettone avrebbe potuto raggiungere anche un organo vitale» 

ATRI. È uno dei tre consulenti tecnici nominati dalla Procura a puntellare la tesi dell’accusa: uno di quei tre pallettoni poteva colpire un organo vitale e quindi uccidere. Nella nuova udienza del processo in corso per il tentato omicidio di un 25enne di Atri, è la deposizione di Paride Minervini, il consulente balistico che negli anni scorsi ha trattato il caso del tifoso laziale ucciso Gabriele Sandri, a scandire la ricostruzione del drammatico episodio avvenuto proprio un anno fa e che vede il 26enne Giuseppe Mattucci imputato di tentato omicidio dopo aver sparato tre colpi con un fucile da caccia contro il coetaneo ferendolo a una caviglia. Entrambi cacciatori, entrambi residenti nella zona di Fontanelle di Atri dove avvenne il fatto. Minervini, a cui nel corso delle indagini preliminari il pm Davide Rosati (titolare del fascicolo) ha affidato la consulenza balistica, in aula ha illustrato la sua ricostruzione tecnica sostenendo che uno di quei tre pallettoni avrebbe potuto colpire un organo vitale e quindi, teoricamente, uccidere. Ricostruzione contestata punto per punto dagli avvocati dell’imputato, i legali Alessia Moscardelli e Giuseppe Cichella, che in più momenti hanno sollevato osservazioni sulla consulenza. E non solo su quella balistica. Nel corso dell’udienza che si è svolta davanti al collegio presieduto da Domenico Canosa (a latere Morena Susi e Erika Capanna Piscè) i difensori hanno contestato anche quella sulla dinamica delle due auto su cui quella sera si trovavano il ferito e l’imputato. Consulenza, quest’ultima, affidata sempre dalla Procura all’ingegnere Gabriele Migliori che è stato sentito in aula. Così come è stato sentito il medico legale Donatella Fedeli incaricata dal pm della consulenza medico legale. Quella notte l’imputato, dopo aver sparato, tornò a casa, lasciò il fucile e andò a costituirsi. Attualmente è ancora gli arresti domiciliari. Una prima ricostruzione investigativa aveva indicato tra i moventi quello di una ipotetica rivalità tra i due uomini per una donna. Ricostruzione smentita in aula dalla parte offesa che si è costituita parte civile rappresentata dall’avvocato Vincenzo Di Gialluca. Si torna in aula ad ottobre con i consulenti e i testi della difesa.
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