Spari al consigliere Giansante: Garzarelli a giudizio immediato

2 Ottobre 2024

Udienza a novembre per l’ex tabaccaio accusato di tentato omicidio e detenzione abusiva di pistola  Esplose un colpo in piazza e poi l’arma si inceppò, la difesa valuta se accedere a riti alternativi

NERETO. Ci sarà un processo per tentato omicidio. Quattro mesi dopo il pomeriggio di paura in un’affollata piazza di Nereto con un colpo di pistola esploso contro il consigliere provinciale Luciano Giansante, la Procura chiede e ottiene il giudizio immediato per Alberto Garzarelli, il 56enne ex tabaccaio di Nereto, che a maggio prima sparò contro il consigliere ferendolo di striscio a una gamba e fermandosi solo perché l’arma si inceppò, poi rientrò a casa e si barricò nell’appartamento lanciando benzina contro due carabinieri.
Il pm Francesca Zani, titolare del fascicolo, ha confermato le accuse di tentato omicidio, resistenza a pubblico ufficiale e detenzione abusiva di arma da fuoco. La prima udienza è in programma per il mese di novembre, ma non è escluso che la difesa, rappresentata dall’avvocato Florindo Tribotti, possa chiedere di accedere a dei riti alternativi.
Garzarelli, che resta detenuto nel carcere di Teramo, nel corso dell’udienza di convalida rispondendo alle domande del giudice disse di essere «un perseguitato, vittima di stalking sociale e deriso da tutti». In quell’occasione ammise di aver sparato a Giansante per precedenti screzi «ma per spaventarlo e non per uccidere».
Nell’ordinanza di custodia cautelare che lo ha portato in carcere, il magistrato ha descritto Garzarelli come «aggressivo e violento, non si rendeva conto della estrema gravità delle condotte lesive poste in essere, non mostrava alcun evidente quanto concreto sentimento/segnale di resipiscenza e che era/è sicuramente proclive a delinquere, anche considerando l’assoluta gravità dei fatti per cui si procede». Secondo il giudice, così è scritto nell’ordinanza, l’uomo potrebbe tornare a colpire:«Deve ragionevolmente escludersi la mera occasionalità delle condotte lesive tenute dal prevenuto e, di contro, deve ritenersi assai concreto, assai attuale e assai elevato il pericolo di reiterazione di comportamenti delittuosi analoghi a quelli per cui si procede, anche con caratteri di più intensa lesività. Le occasioni, per il prevenuto, di incappare nuovamente nei comportamenti lesivi si presenteranno in futuro, di nuovo e a brevissimo, già in considerazione dell’immotivato astio che il prevenuto nutre verso la persona offesa Luciano Giansante, peraltro senza ragioni alla base. Mostrava pure di avere astio nei confronti di almeno parte degli operanti intervenuti e di altri soggetti istituzionali, così non mostrando alcuna forma di rispetto verso l’autorità e le istituzioni stesse».
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