Sparisce il collegio elettorale di Teramo

27 Novembre 2020

La parte costiera va con Pescara, capoluogo ed entroterra con L’Aquila: sarà quasi impossibile avere un parlamentare

TERAMO. La riforma sul taglio dei parlamentari porta con sé la cancellazione del collegio uninominale di Teramo per l'elezione della Camera dei deputati. È quanto previsto dallo schema di decreto legislativo a cui ha dato il via libera il Consiglio dei ministri, che di fatto accorpa, elettoralmente, una parte della provincia di Teramo a Pescara e una parte, compreso il capoluogo, all'Aquila. Una decisione destinata a relegare Teramo a un ruolo completamente marginale. L'Abruzzo, con la riforma, andrà a eleggere nove deputati (di cui tre nei collegi uninominali e sei in quello plurinominale) e quattro senatori (uno nel collegio uninominale che coincide con l'intero territorio e tre nell'unico collegio plurinominale) e, considerando che il peso demografico del Teramano sarà del 36% nel collegio Abruzzo 2 (quello di Pescara) e del 30% nel collegio Abruzzo 3 (quello dell'Aquila), è evidente come per la provincia di Teramo ci siano alte probabilità di non avere alcun riferimento politico in Parlamento.
Nello specifico sono stati accorpati al collegio di Pescara i comuni di Alba Adriatica, Arsita, Atri, Bisenti, Castiglione Messer Raimondo, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Giulianova, Martinsicuro, Montefino, Morro d'Oro, Mosciano, Nereto, Notaresco, Pineto, Roseto, Sant’Omero, Silvi e Tortoreto, mentre tutti gli altri comuni compreso Teramo sono stati accorpati al collegio dell'Aquila. Un colpo di spugna che ha suscitato un'alzata di scudi trasversale. «Sono fortemente contrariato», commenta il sindaco di Teramo Gianguido D'Alberto, «si tratta di uno schiaffo vergognoso al territorio frutto da un lato di una scelta sbagliata che era alla base della riforma costituzionale, che ha confuso l'attacco alla cattiva politica con il taglio alla rappresentanza istituzionale dei territori, e dall'altro della debolezza della nostra rappresentanza politico-istituzionale esistente che non riesce a far sentire il proprio peso a livello governativo e parlamentare». Adesso per D'Alberto bisognerà vedere quale sarà la nuova legge elettorale. Ma in ogni caso la provincia di Teramo ne uscirà penalizzata. «Oggi piangiamo un ingiusto svilimento della nostra rappresentanza territoriale», conclude, «ma le forze politiche che oggi piangono devono chiedersi perché hanno accettato che il rapporto con il territorio venisse svilito dal sistema delle liste bloccate, dove la scelta dei candidati veniva effettuata nelle stanze romane».
Ancora più duro il presidente della Provincia Diego Di Bonaventura. «È molto peggio di quello che è accaduto con la Delrio che ha riformato le Province», commenta, «che Teramo sparisca nella sua massima rappresentatività democratica mi pare persino incidentale, come Teramo centinaia di province e di territori italiani non avranno nessun rappresentante in Parlamento. La questione, per noi, si fa molto più cocente e dolorosa, si abbatte come una clava su una condizione che ci trova, per ragioni storiche, culturali e politiche, con una ridotta capacità contrattuale rispetto a L’Aquila e Pescara. Si può impedire che il Decreto venga trasformato in legge? Io credo che i parlamentari, non solo quelli teramani, ma tutti gli abruzzesi e tutto il Parlamento dovranno trattare la questione con molta accortezza perché si assumono una responsabilità enorme con rischi di destabilizzazione democratica».
Duro anche l'intervento dell'ex assessore regionale Paolo Gatti in un post su Facebook. «Cari cittadini», scrive, «se avete votato si al referendum per la riduzione dei parlamentari ecco cosa avete combinato: la provincia di Teramo sparisce dalle cartine della rappresentanza politica nazionale. Volete sapere cosa cambierà? Che saremo minoranze, e i candidati (e quindi gli eletti) saranno espressione delle zone maggiormente popolose».
Una forte critica arriva anche dal parlamentare Antonio Zennaro. «Siamo in piena emergenza sanitaria ed economica e il Governo si occupa di legge elettorale, tra l’altro cancellando con un tratto di penna Teramo», scrive su Facebook, «e tanti territori dalla cartina elettorale. Vergogna, altro che trasparenza». Tra gli interventi anche quello del capogruppo regionale di Abruzzo in Comune Sandro Mariani che chiama a raccolta sindaci e parlamentari. «La provincia di Teramo viene smembrata elettoralmente e utilizzata solo quale mero “riempitivo” alla Camera dei deputati per far quadrare i conti nei collegi di Pescara e L’Aquila», commenta, «per questo ritengo che tutti i rappresentanti teramani debbano unirsi per contrastare questa inaccettabile proposta».
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