Spariscono i soldi del fallimento: commercialista va a processo

L’imputato è il rosetano Massimo Dell’Orletta, già rinviato a giudizio con il figlio per vicende simili L’accusa: «Ha girato su conti propri e del familiare 200mila euro senza il mandato del giudice»
TERAMO. Secondo rinvio a giudizio per il commercialista Massimo Dell’Orletta, 71 anni, originario di Notaresco e residente a Roseto, che è già a processo insieme al figlio Daniele per le accuse di peculato, autoriciclaggio e interesse privato negli atti di un fallimento. Questa volta il procedimento giudiziario, nato nell’ambito dell’inchiesta madre ma separato da essa, riguarda solo Dell’Orletta padre e l’accusa è di peculato. Il giudice per l’udienza preliminare Lorenzo Prudenzano nei giorni scorsi ha avallato l’impianto accusatorio della Procura, mandando a processo il professionista (prima udienza 9 gennaio 2025).
Secondo il capo d’imputazione Dell’Orletta, in qualità di curatore del fallimento della società Minerva Costruzioni Srl, incarico assunto nel 2018 dopo che era già stato commissario giudiziale nell’ambito della procedura di concordato preventivo promossa dalla stessa società nel 2015, «avendo la disponibilità dei saldi dei conti correnti intestati alla procedura fallimentare nonché delle credenziali di accesso all’home banking per la relativa gestione, s’impossessava della complessiva somma di 200mila euro (riconosciutagli dal tribunale fallimentare a titolo di compenso per le prestazioni rese nell’esercizio delle funzioni di commissario giudiziale) e per la quale si era regolarmente insinuato nel passivo del fallimento, trasferendo gli importi su conti correnti propri o del figlio Daniele in mancanza di piani di riparto e dei necessari mandati di pagamento del giudice delegato».
La pubblica accusa ha ricostruito che Dell’Orletta tra il febbraio e il settembre 2019 ha trasferito prima 64.128 e poi 35.872 euro dal conto corrente intestato al fallimento Minerva Costruzioni su un conto corrente estero intestato al figlio, e infine ha trasferito 85.260 euro su un conto corrente personale. L’accusa di peculato, ovviamente, dovrà essere provata nel dibattimento. Il professionista è difeso dall’avvocato Fabrizio Acronzio.(d.v.)
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