Spariti i monumenti di Guerrieri, Macellaro e Celommi

Roseto, erano in piazza Dante e sul lungomare ma anni fa furono rimossi. Mai realizzato quello nell’area ex Monti
ROSETO. Roseto: la città dei monumenti scomparsi o mai realizzati. Una conclusione cui si giunge tornando indietro nel recente passato per ricordare Roseto com’era e come invece è adesso.
Il primo flash back è per piazza Dante, il cuore pulsante di Roseto, tanto che intorno agli anni ’80 l’amministrazione comunale dell’epoca decise di mantenere la memoria del mercato rionale commissionando agli artisti Roberto Macellaro e Daniele Guerrieri due caratteristici monumenti in bronzo, entrambi pagati dalla collettività, che per anni hanno abbellito l’area in questione, ma di cui oggi si sono perse le tracce. Stesso discorso per la fontana con al centro una scultura in acciaio e travertino, ideata dall’artista rosetano Luigi Celommi, posizionata di fronte allo stabilimento La Lucciola, sempre all’inizio degli anni ’80, poi spostata per fare spazio al nuovo lungomare. Anche questa opera sembra avvolta nel mistero, visto che nessuno sa dove si trovi adesso. «Ho provato a cercarla», riferisce l’autore, «e mi è stato riferito che si trova in un non meglio identificato magazzino comunale. Ad ogni modo qualche mese fa fui contattato dal Comune perché avevano l’intenzione di recuperare l’opera e mi chiesero dove avrei preferito che venisse reinstallata. Risposi che i posti ideali potevano essere il lungomare o il parco della villa comunale, ma dopo un altro lungo silenzio, sempre su mia iniziativa, mi è stato risposto che non c’erano i soldi per portare a termine lo spostamento». Una storia che ricalca quella delle opere bronzee di Guerrieri e Macellaro: anch’esse spostate per fare spazio a dei lavori, poi parcheggiate in qualche magazzino e mai più rimesse al loro posto né altrove, sempre, presumibilmente, per mancanza di fondi.
C’è poi il capitolo del monumento al lavoro che avrebbe dovuto abbellire il piazzale antistante le tre palazzine costruite al posto della ex Monti, nell’ambito del noto Prusst, pubblico-privato ma a tutt’oggi non ancora realizzato. «Perché quel monumento non c’è ancora visto che faceva parte integrante del Prusst?», chiede Alberto Rapagnà, da una cui denuncia è partita l’indagine, sfociata in sette rinvii a giudizio, sul Prusst ex Monti, «e perché i dirigenti comunali non hanno sollevato il problema consentendo così, di fatto, al costruttore di risparmiare la somma necessaria per realizzare l’opera? Sarà mia premura portare questo aspetto della vicenda all’attenzione dei giudici nella prima udienza del processo già fissata il primo settembre 2015».
Federico Centola
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