Sparò col fucile all’amico: stop al processo per 6 mesi

Atri, perizia psichiatrica stabilisce che per ora non c’è capacità di stare in giudizio L’uomo è accusato di tentato omicidio, la vittima venne ferita alla caviglia
ATRI. La perizia medica disposta dal tribunale, su istanza della difesa, ha stabilito che in questo momento non ci sia capacità processuale: ovvero la capacità di essere parte in un giudizio. Così il processo si ferma per sei mesi e trascorso questo tempo, come prevede l’ordinamento, ci sarà un’altra perizia per stabilire nuovamente la capacità processuale.
Il procedimento è quello che vede imputato il 27enne di Atri Giuseppe Mattucci accusato del tentato omicidio di un amico (l’uomo è assistito dagli avvocati Alessia Moscardelli e Giuseppe Cichella). Mattucci è accusato di tentato omicidio dopo aver sparato, nel 2020, tre colpi con un fucile da caccia contro l’auto guidata da un coetaneo ferendolo a una caviglia. Entrambi all’epoca dei fatti erano cacciatori, entrambi residenti nella zona di Fontanelle di Atri dove avvenne il ferimento. La perizia (affidata allo psichiatra Giuseppe Cimini) è stata disposta dal collegio presieduto dal giudice Claudia Di Valerio (a latere Emanuele Ursini e Silvia Fanesi) al termine dell’istruttoria già completata davanti al precedente collegio. Secondo la consulenza affidata all’epoca dalla Procura (pm Davide Rosati)a Paride Minervini, il consulente balistico che negli anni scorsi ha trattato il caso del tifoso laziale ucciso Gabriele Sandri, uno di quei tre pallettoni avrebbe potuto colpire un organo vitale e quindi, teoricamente, uccidere. Ricostruzione contestata punto per punto dagli avvocati dell’imputato che hanno sollevato osservazioni sulla consulenza. E non solo su quella balistica. Nel corso di una delle udienze i difensori hanno contestato anche quella sulla dinamica delle due auto su cui quella sera si trovavano il ferito e l’imputato. Quella notte l’imputato, dopo aver sparato, tornò a casa, lasciò il fucile e andò a costituirsi. Una prima ricostruzione investigativa aveva indicato tra i moventi quello di una ipotetica rivalità tra i due per una donna. Ricostruzione non confermata all’epoca in aula dalla parte offesa che è parte civile rappresentata dall’ avvocato Vincenzo Di Gialluca.(d.p.)
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