Sparò e uccise ladro in fuga Prescrizione per il poliziotto

A 8 anni dalla sparatoria di Castelnuovo il processo bis si chiude senza sentenza La famiglia della vittima nel secondo procedimento non si è costituita parte civile
TERAMO. I tempi scanditi nelle aule di tribunale non sono mai quelli della vita reale. Che nei procedimenti giudiziari resta sospesa. Per i familiari delle vittime, per gli imputati. Dopo otto anni da quella drammatica sera di novembre nel centro di Castelnuovo Vomano e dopo un primo processo chiuso senza sentenza, il processo bis al poliziotto accusato di aver sparato e ucciso un ladro in fuga finisce con il pronunciamento a non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Così ha stabilito ieri pomeriggio il giudice monocratico Francesco Ferretti (il magistrato che ha ereditato il procedimento dal giudice Lorenzo Prudenzano). La prescrizione inizialmente era prevista ad aprile e, dopo i tempi scanditi dal lockdown, è arrivata il 15 luglio.
Il poliziotto Alfredo De Concilio, all’epoca dei fatti in servizio alle volanti di Teramo, era accusato di omicidio colposo per eccesso di legittima difesa dopo aver sparato e ucciso Klodian Qerimi, albanese di 24 anni, raggiunto da un colpo di pistola esploso durante un inseguimento iniziato dopo alcuni furti. A gennaio 2017 al termine del primo processo, il giudice monocratico Flavio Conciatori, con tanto di ordinanza, aveva rinviato gli atti alla Procura (pm Davide Rosati) per nuovi accertamenti.
Secondo la relazione fatta dall’esperto balistico nominato dalla procura Paride Minervini ( lo stesso che si è occupato del caso del tifoso laziale Gabriele Sandri) il giovane albanese venne ucciso da un frammento di proiettile finito contro il poggiatesta del sedile passeggeri anteriore della vettura. Il frammento lo colpì mentre era disteso sul sedile posteriore e mentre i complici scappavano. L'autopsia accertò che Qerimi venne ucciso da un solo colpo di pistola, con il proiettile che entrò dalla spalla destra e rimase conficcato nel torace, sempre sul lato destro del corpo. Il poliziotto, secondo la sua versione, sparò cinque colpi dopo aver visto uno dei quattro malviventi in fuga puntargli contro una pistola. Il bandito che impugnava la pistola (arma poi ritrovata, senza caricatore, in una siepe vicina) era appena sceso dall’auto. Sia il risultato dell'autopsia sia la consulenza rimessa dal perito balistico sono state ritenute compatibili con il racconto dell'agente, che aveva di fronte la parte posteriore destra della Mercedes. Qerimi cercava di scendere proprio dallo sportello posteriore destro quando venne colpito. Il poliziotto (assistito dagli avvocati Raffaele Ferrantino e Fabrizio Silvani) ha ribadito più volte di aver sparato senza avere l'intenzione di uccidere. Nel secondo processo la famiglia della vittima non si è costituita parte civile.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

