«Speranze di trovare i killer di Demetrio»

L’avvocato dei familiari di Di Silvestre: «La proroga delle indagini significa che la Procura mantienel’attenzione alta»
TORTORETO. «La Procura ascolana con la proroga delle indagini dimostra di non aver abbassato l’attenzione sul caso». Poche parole, ma sufficienti per far passare un messaggio: la fiducia della famiglia nel lavoro di inquirenti e investigatori. Lo sottolinea più volte l’avvocato Alessandro De Paulis, il legale che assiste i familiari di Demetrio Di Silvestre, il 56enne piastrellista di Tortoreto ucciso e bruciato due anni fa come nella peggiore delle esecuzioni della criminalità organizzata. La proroga, altri sei mesi di indagini, è stata ottenuta dalla Procura di Ascoli (fascicolo aperto dall’allora pm Umberto Monti nel frattempo diventato procuratore nel capoluogo piceno).
Gli accertamenti svolti hanno ipotizzato scenari e raccontato di investigatori e inquirenti che, in questi due anni, non si sono mai fermati. Con la pista dei killer dell’Est che resta l’unico filo conduttore di un’inchiesta complessa e sfaccettata. Gli investigatori sono arrivati nei Balcani a caccia dei killer dell’uomo. Perchè è in qualche Paese dell’est Europa che avrebbero potuto trovare degli appoggi.
In una storia che gira sull’elica di immagini catturate da telecamere e tabulati telefonici è il movente il filo conduttore di un’indagine complessa, con ipotesi di volta in volta scartate e rimesse in gioco. A cominciare da quella per cui l’artigiano potrebbe essersi fatto dei nemici nel tentativo di aiutare una persona in difficoltà. E forse con un appuntamento che doveva essere un avvertimento e che si è trasformato in un omicidio. Quasi due anni trascorsi esaminando ogni minimo dettaglio di quei volti ripresi dalle telecamere di un benzinaio, di tabulati telefonici e di Gps: dati incrociati come formule matematiche per trovare gli assassini di Di Silvestre, marito e padre, benvoluto da tutti, uscito dalla sua casa di Tortoreto la mattina del 16 novembre del 2016 per andare ad un appuntamento di lavoro, assassinato e dato alle fiamme sul monte dell’Ascensione, alle porte di Ascoli ( da qui la competenza della Procura picena).
Nel ritmo incalzante delle indagini le immagini catturate dalle telecamere hanno segnato un punto a favore degli investigatori. Sono quelle di un distributore di Montalto, nell'Ascolano, che hanno ripreso la Bmw del piastrellista guidata da due uomini: a quell'ora molto probabilmente Di Silvestre era già stato ucciso. Le immagini hanno svelato che uno dei due uomini è sceso dall'auto e ha riempito una tanica di benzina, forse la stessa usata per disfarsi del cadavere di un uomo t lavoro e famiglia. Tutto resta avvolto nel massimo riserbo con gli investigatori che in questi anni hanno raccolto centinaia di testimonianze partendo da una sola certezza: l’artigiano non è stato ucciso nel posto in cui è stato bruciato, ma altrove. Forse nello stesso luogo in cui aveva quell’appuntamento di lavoro per cui era uscito di casa senza portarsi dietro il cellulare. Un appuntamento diventato trappola e tomba per l’uomo. Perchè? In questi anni la dinamica del delitto ha preso forma nelle ricostruzioni affidate agli esperti del Ris, che nei laboratori del quartier generale romano hanno accertato che l’artigiano è stato dato alle fiamme in una sorta di incavo realizzato nel terreno, quasi una sorta di braciere dove gli assassini hanno versato del liquido infiammabile, molto probabilmente della benzina. E quel corpo, hanno raccontato ancora gli accertamenti tecnici, è bruciato per ore.
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