«Speriamo che finisca quest’incubo»

23 Ottobre 2018

Parla la figlia di Corrado Dell’Olio, il marittimo sotto processo in Spagna per contrabbando. Per oggi è attesa la sentenza

GIULIANOVA. È iniziato ieri a Cadice, in Spagna, il processo a carico di Corrado Dell’Olio, il marittimo giuliese trattenuto in Spagna da circa 15 mesi con l’accusa di favoreggiamento di contrabbando di sigarette per aver trainato, al comando di un rimorchiatore, una nave che trasportava un grosso carico di sigarette contraffatte. La prima udienza è stata dedicata all’ascolto dei testimoni e per oggi è prevista la sentenza. Una vicenda che ha molto colpito l’opinione pubblica giuliese e che sta mettendo a dura prova la famiglia. Inattesa di una sentenza che i familiari sperano possa porre fine a un lungo periodo di sofferenza, esce dal silenzio Immacolata Dell’Olio, una dei tre figli di Corrado. «La mia famiglia», afferma, «da 15 mesi non vive più. Speriamo che finalmente questo incubo finisca e di poter riabbracciare presto il nostro caro papà, al quale è stata negata anche la libertà su cauzione, in un primo momento chiesta dal nostro avvocato, ma rigettata dal pubblico ministero». «Ho letto notizie inesatte che hanno procurato ulteriore ansia in mia madre e in tutti noi, così ho ritenuto opportuno raccontare come sono realmente avvenuti i fatti. Mio padre è dipendente di un’azienda triestina dalla quale nel luglio 2017 ha ricevuto l’incarico di andare a rimorchiare una nave e di trainarla fino in Spagna. Sottolineo “‘trainare’ in quanto qualcuno ha insinuato che mio padre “trasportava” dei container carichi di sigarette di contrabbando». Immacolata precisa che il genitore era convinto, dopo aver controllato il documento d’origine, che nei container, ben sigillati nella stiva, erano custodite delle partite di calzature. Sarebbe stato impossibile procedere ad ispezione preventiva del carico in quanto il rimorchiatore era sprovvisto di gru. «Da ciò si evince», ribadisce la donna, «che mio padre e i suoi colleghi erano inconsapevoli e in buona fede circa la natura del carico. Si sono trovati coinvolti nella situazione solo per aver eseguito una direttiva indicata dal loro titolare e non avrebbero mai immaginato di dover vivere una simile esperienza». Secondo la figlia l’unica colpa di Corrado sarebbe quella di aver continuato a lavorare all’età di 70 anni per dare un dignitoso sostegno alla propria famiglia che la pensione percepita non consentiva. «Stiamo vivendo momenti difficili», aggiunge, «e ringrazio i pochi che ci sono stati vicini. In tanti conoscono mio padre e sanno che è un gran lavoratore, onesto e sincero. Un ringraziamento particolare va al console italiano onorario di Siviglia che si è subito adoperato per il benessere di mio padre e dei colleghi. Avrei voluto evitare di puntare i riflettori sulla vicenda, ma visto che la notizia è diventata di dominio pubblico, ho ritenuto opportuno raccontare ciò che è realmente accaduto a Corrado Dell’Olio, vittima anche di disinformazione».
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