Stalking al carabiniere, donna a processo

6 Aprile 2018

Non si rassegna alla fine della relazione e lo perseguita. Gli manda la foto di un feto morto dicendo che l’ha fatta abortire

TERAMO. E’ una pesante accusa di stalking quella da cui una donna teramana di 58 anni dovrà difendersi in un’aula di tribunale dopo che il gip Domenico Canosa l’ha rinviata a giudizio. La vittima di persecuzioni e minacce è un carabiniere con cui lei, in passato, ha avuto una relazione sentimentale.
Ma, evidentemente, alla fine della storia la donna non si è mai rassegnata a tal punto da rendere successivamente impossibile la vita all’uomo e alla sua nuova compagna.
Non solo telefonate ad ogni ora del giorno e della notte, pedinamenti nel tragitto casa lavoro, m anche continue minacce. Come quella volta che, sostiene l’accusa, si sarebbe inventata una gravidanza e gli avrebbe mandato tramite Whatsapp la foto di un feto morto accusandolo di essere responsabile del suo aborto «nonchè», si legge a questo proposito nel capo d’imputazione firmato dal pm Greta Aloisi, «inviando foto di altre donne da lui frequentate in precedenza».
E ancora, elenca sempre il capo d’imputazione, «pedinandolo per le strade di Teramo, presentandosi presso il suo luogo di lavoro, screditandolo presso i suoi colleghi e sollecitandone il trasferimento». E poi continui appostamenti con lei pronta a gettarsi a terra davanti all’uomo e poi a denunciare di essere stata aggredita da lui (tutto risultato inventato). Ma non basta. Perchè sempre secondo l’accusa la donna si sarebbe appropriata di foto dell’uomo e di alcuni familiari utilizzandole come immagini per il proprio profilo Whats App.
Insomma persecuzioni continue e ripetute andate avanti dal 2014 al 2017 tanto da costringere l’uomo a cancellare il profilo Fb, a dismettere la propria utenza telefonica, a montare e smontare dal servizio in orari anticipati o posticipati e a parcheggiare l’auto solo in zone videosorvegliate. Più volte, infatti, la donna avrebbe sfogato la sua rabbia proprio sulla macchina dell’uomo imbrattando le fiancate con una polvere rossastra. Nel corso dell’udienza preliminare di ieri l’uomo si è costituito parte civile, mentre i legali della donna (gli avvocati Monica Passamonti e Antonietta Ciarrocchi) avevano chiesto al gip una perizia psichiatrica per l’imputata (richiesta respinta). Ad ottobre per la 58enne era arrivato anche un divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dall’uomo firmato dal gip Roberto Veneziano.(d.p.)
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