Stalking sulla vicina di casa, condannato a 2 anni e 6 mesi

Minacce, insulti e percosse: rosetano giudicato colpevole di atti persecutori e lesioni personali
TERAMO. Messaggi e telefonate minatorie, insulti e minacce quando la incontrava, ripetute scampanellate alla porta di casa. Insomma, un comportamento da stalker con cui aveva reso un inferno la vita di una sua vicina di casa, sulla quale era arrivato anche ad alzare le mani in un paio di occasioni. Per queste accuse un 42enne di Roseto, Pietro Di Vittorio, è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione dal giudice monocratico del tribunale di Teramo Lorenzo Prudenzano, che lo ha riconosciuto colpevole dei reati di atti persecutori (lo stalking) e lesioni personali.
La loro conoscenza era iniziata con un normale rapporto di vicinato in una palazzina dell’Ater di Roseto, che poi era rapidamente degenerato per il comportamento persecutorio e violento dell’uomo, il quale – stando alle accuse – pretendeva che la vicina diventasse sua amica. Lei non aveva acconsentito e allora erano iniziate le telefonate e i messaggi «dal contenuto minatorio e comunque irriverente», come si legge nel capo di imputazione. E poi insulti e minacce e quando non la incontrava di persona si metteva a suonare ossessivamente il campanello o a battere sulla porta del sua vicina.
In seguito alla denuncia della donna la magistratura aveva emesso un provvedimento che vietava a Di Vittorio di avvicinarla, ma il fatto che abitassero nello stesso stabile lo aveva di fatto reso non applicabile. Poi c’erano statati gli episodi violenti: il primo nell’aprile del 2014 quando le avrebbe assestato un colpo alla gola procurandole un trauma contusivo alla gola a e una distorsione al rachide cervicale; l’altro, avvenuto secondo le accuse nel maggio dell’anno seguente, quando l’aveva colpita al braccio sinistro, causandole dei traumi anche in questo caso. Vista l’impossibile convivenza con il vicino di casa, la donna aveva chiesto all’Ater di spostarla in un altro alloggio, lontano dal suo persecutore, ma senza esito per cui era stata poi costretta ad andarsene altrove.
Nel procedimento che si è chiuso con la condanna, la donna si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Alessia Moscardelli: il giudice ha stabilito che Di Vittorio dovrà risarcire i danni, da quantificarsi in altra sede, disponendo nell’immediato il pagamento di una provvisionale di duemila euro.
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