la protesta

«Stop alle discariche a Notaresco. Bisogna bloccare le procedure»

7 Giugno 2026

I contestatori dei due progetti a Grasciano protestano all’inaugurazione di un parco sui dinosauri

NOTARESCO

«Basta discariche a Notaresco». È l’urlo dell’associazione Osservatorio Val Tordino e dei cittadini contrari alla realizzazione di due nuove discariche a Grasciano. I contestatori hanno voluto ribadirlo, anche con alcuni striscioni, nel corso della nuova manifestazione organizzata ieri mattina in concomitanza con l’inaugurazione del parco tematico Abruzzo Sauro. Una mossa, questa, per far arrivare il loro pensiero anche alle istituzioni presenti – tra queste il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri di Forza Italia – e ai numerosi visitatori, compreso l’ex senatore Antonio Razzi. Ma avrebbero dovuto manifestare lungo viale dei Tigli, strada vicinissima al nuovo parco a tema dinosauri e, invece, non è stato così. I contestatori sono stati costretti a farlo in un parcheggio poco più distante. «Il sindaco ha fatto modificare l’ordinanza della questura, per cui noi avevamo fatto richiesta», sostiene la presidente dell’Osservatorio Val Tordino Lidia Bocci, «e volevamo stare sui viali dove c’è il marciapiede e stare in sicurezza, invece hanno deciso che dovevamo stare in mezzo al parcheggio e alle macchine. Limita la nostra attività e non ci è sembrato un bel gesto».

Al centro delle contestazioni ci sono i due progetti, uno della Green management e l’altro della Deco del gruppo Acea di Roma (la Grasciano 3), al vaglio della Regione. La discarica Grasciano 1 è ormai satura con i suoi 500mila metri cubi di rifiuti stipati nella terra come un tesoro. Il sito accanto, Grasciano 2, con una capienza di altri 480mila metri cubi, è proiettato verso l’esaurimento. Proprio per questo, la Deco ha presentato una richiesta di ampliamento con cui è prevista la realizzazione di un terzo lotto dalla capienza di altri 501mila metri cubi in un terreno di circa 6 ettari. Nella stessa zona, a ridosso di terreni agricoli di alto pregio e a pochi passi dalla Teramo-Mare, la Green management dell’Aquila vorrebbe realizzare un impianto da oltre 1,1 milioni di metri cubi. Qualora dovessero essere approvati entrambi i progetti sarebbero tombati nell’area 2.650.000 metri cubi di rifiuti vari. Prospettiva inaccettabile per l’Osservatorio che ha anche richiesto, senza successo al momento, un accesso agli atti «a tutti gli enti regionali e al Comune», precisa Bocci, «chiedendo di darci tutti i dati relativi all’inquinamento di questi siti dove si dovrebbero costruire le discariche». E aggiunge: «Ma noi non riusciamo a capire se lì siano state messe in atto le attività previste dalla norma, dal decreto legislativo 152 (il testo unico per l’ambiente), non riusciamo a capire cosa è stato fatto lì, se c’è stata la messa in sicurezza, se è stata fatta la caratterizzazione del terreno. Nessuno ci dà questi atti: la Regione ci ha scritto che gli atti deve darli il Comune, mentre il Comune ci ha detto che ce li deve dare la Regione». Secondo la presidente dell’Osservatorio alla fine la documentazione arriverà. Dunque la battaglia prosegue, con i contestatori che puntano il dito contro l’amministrazione di Notaresco, guidata dal sindaco Toni Di Gianvittorio, passato con Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci, e la Regione. Ma temono che alla fine i progetti per le due discariche si tradurranno in realtà.

«Il 24 agosto scadrà il tempo che la ditta Green management si è presa per fornire degli approfondimenti documentali rispetto a quanto chiesto dalla Regione», ricorda Bocci, «La Deco ha invece fatto richiesta di ampliamento della discarica a febbraio, ma gli atti sono stati pubblicati a maggio, e quindi siamo nella fase in cui gli enti (Comune, Provincia, Asl e Regione) devono dire la loro su questa materia. Poi si aprirà la fase delle osservazioni da parte dei cittadini. Ma perché andare avanti con queste autorizzazioni, sprecare risorse pubbliche (ingegneri, addetti agli uffici comunali, Regione) quando c’è prima da fare la caratterizzazione del sito, poi la verifica del rischio e poi eventualmente una bonifica?».

Infine, Bocci puntualizza: «Noi non siamo dei facinorosi che non capiscono che i rifiuti da qualche parte si devono pur mettere, ma chiediamo di fare le cose fatte bene. In quella zona», conclude, «arriveremmo a quattro discariche, tutte nello stesso posto, dove ci sono già altre aziende che producono polveri sottili, e dove c’è un’area agricola di produzioni pregiate che sostengono l’economia di questi territori».