Storia dell’esproprio che mina il Comune: inizia nel Ventennio

La famiglia Franchi ottenne i terreni, ora parco, dal regime Oggi la maggioranza discute sulle modalità di pagamento
GIULIANOVA. Affonda le sue radici ai tempi del ventennio fascista la storia dell’ex parco Franchi (oggi degli Eucalipti), quando la ricca famiglia teramana potè, proprio grazie al regime, divenire proprietaria dei terreni (allora demaniali), che fino a quel momento avevano detenuto in enfiteusi, un diritto ormai scomparso che, nell’Ottocento, permetteva ai grandi proprietari terrieri di avere pieni poteri sui possedimenti dati loro in concessione. La famiglia Franchi possedeva il parco, oggi protagonista delle cronache cittadine per via del rifiuto degli eredi di accettare la rateizzazione proposta dal Comune di Giulianova per il pagamento dell’esproprio del 1979, l’area della piazza in viale Orsini (anch’essa espropriata), dove oggi c’è la chiesa di San Pietro, con il relativo piazzale a sud adibito a parcheggio e quelli ancora più a ovest lungo la ferrovia.
I 4milioni e 400 mila euro che il Comune di Giulianova deve pagare, però, frutto di una sentenza del luglio scorso, gli eredi Sergio e Mariano Franchi li vorrebbero in una unica soluzione. La cosa è impossibile per il Comune, che deve attenersi al patto di stabilità per non incorrere in sanzioni che rischierebbero di mandarlo in grosse difficoltà economiche. Negli anni, l’amministrazione ha già provveduto a mettere in bilancio, in un apposito capitolo, i soldi necessari ma gli eredi, quando sembrava che ormai le trattative fossero giunte a un accordo, hanno fatto sapere di non voler accettare la rateizzazione. Proprio oggi si terrà, nel primo pomeriggio, un incontro di maggioranza per discutere della delicata questione.
È una storia che si ripete, quella di accordi saltati tra amministrazione e Franchi. Nel 1979, infatti, l’allora sindaco Antonio Franchi (omonimo, ma non parente degli eredi), già vice del predecessore Romolo Trifoni, su mandato della giunta e del consigliosi recò nello studio dell’avvocato Renato Albi, a Teramo, dove lavorava Mariano Franchi, per chiedere all’erede il parco, che sarebbe diventato un “cannocchiale verde” e un’area di svago in un punto strategico della città. In cambio i Franchi avrebbero potuto costruire nelle aree che rimanevano loro. Dopo una prima fase in cui l’accordo sembrò cosa fatta, i fratelli cambiarono idea e rifiutarono l’offerta. Il consiglio comunale, allora, decise di espropriare il terreno per pubblica utilità, pagando ai Franchi il valore dell’area allora considerata terreno agricolo. Poco tempo dopo, tuttavia, la Corte costituzionale cambiò le carte in tavola e decretò che tutti gli espropri fatti dagli enti pubblici sarebbero dovuti essere saldati non più al prezzo di terreno agricolo, ma a quello di mercato.
Da quel momento è cominciato il tira e molla tra gli eredi Franchi e l’amministrazione giuliese: i primi volevano essere risarciti secondo il prezzo di mercato, la seconda voleva pagare il valore agricolo, avendo effettuato l’esproprio prima della sentenza. Per superare lo stallo, intervenne il governo Prodi: in un provvedimento si stabiliva che lo Stato si sarebbe fatto carico della metà della somma degli espropri degli enti pubblici. Il Comune però, non fece richiesta, col risultato che oggi si trova a dover pagare 3milioni e 700mila euro di interessi.
Margherita Totaro
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