Strada da incubo tra la costa e Civitella

5 Luglio 2016

Frane, sprofondamenti, asfalto sparito: trova questo chi va a vedere la fortezza, il monumento più visitato d’Abruzzo

CIVITELLA DEL TRONTO. Partiamo dai numeri. La fortezza di Civitella del Tronto è il monumento più visitato d’Abruzzo (circa 50mila visitatori paganti l’anno scorso, e il Comune ritiene si possa arrivare presto a 100mila) tanto che, non a caso, la Regione nel Masterplan ha destinato oltre 4 milioni alla sua manutenzione. Piccolo problema: non c’è più la strada per far arrivare i turisti a Civitella. O meglio: c’è ancora, ma ormai chiamarla strada pare troppo. Percorrere la Sp 8 nel tratto civitellese provenendo dalla costa è un’esperienza allucinante per chi la conosce, figuriamoci per chi la percorre la prima volta. E pensate un po’ di notte cosa può essere, per la famiglia di turisti bergamaschi che ha passato qualche ora a Civitella, il ritorno verso il mare.

Le fotografie scattate dal Centro nel tratto della Sp 8 che attraversa le cosiddette “frazioni basse” di Civitella – Favale, Santa Croce, Sant’Eurosia, Borrano e Ponzano – dicono chiaro e tondo che quella non è più solo una strada degradata: è un pericolo per l’incolumità di chi la percorre. Buche, asfalti sfasciati, assenza totale di segnaletica a terra ed erbacce sui cigli sono il meno. È una collezione di frane, sprofondamenti, restringimenti della carreggiata, addirittura gradini creati dal dissesto e dalla sparizione del tappetino. Se aggiungiamo le curve e il dislivello (in pochi chilometri si sale da 100 a 500 metri), il quadro è completo.

Qualcuno obietterà che nel Teramano ci sono tante provinciali messe così, se non peggio. Vero. Nessuna di queste, però, ha valenza strategica per il turismo e importanza per l’immagine del territorio come quella della strada che porta il grosso dei turisti presenti nel Teramano (quelli della costa nord) al borgo-gioiello del nostro entroterra. La moribonda Provincia, che di soldi ne ha sempre meno, deve fare una scelta. Per rimettere a posto quella strada servono milioni, è vero, ma bisogna trovarli. I soliti interventi-tampone, i penosi rappezzi saltuari, non bastano più. E per piacere, finché ci saranno situazioni del genere, i politici la piantino di parlare di turismo come vocazione del territorio. I turisti, stando così le cose, non solo li perdiamo: rischiamo di farli fuori fisicamente.(d.v.)

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