Sul debito per piazza Sant’Anna pesa l’ombra della Corte dei conti

L’opposizione attacca sulla delibera approvata a maggioranza in consiglio che innalza la cifra Cavallari e Morra: è irregolare l’aumento di 50mila euro rispetto ai 750mila votati tre mesi fa
TERAMO. Sul debito per piazza Sant’Anna pesa l’ombra della Corte dei conti. Il rischio di illegittimità della delibera, approvata dalla maggioranza nel consiglio comunale di ieri, che ha aumentato di 50mila euro la quota già deliberata tre mesi fa per la transazione sul mancato esproprio dell’area, è stato evidenziato dall’opposizione. Nel dibattito sul provvedimento, che integra i 750mila euro da versare agli eredi Merlini per il terreno su cui è stata allestita la piazza più di 50 anni fa, i gruppi di minoranza hanno mosso pesanti contestazioni alla giunta e agli uffici.
La delibera con i 50mila euro in più, infatti, a seguito di un ulteriore accordo sul valore dell’area duplica quella già approvata, ma con una procedura ritenuta irregolare. «Non mi era mai successo di vedere due volte in consiglio lo stesso debito fuori bilancio», attacca Giovanni Cavallari, «il primo provvedimento era stato presentato come completo, gli uffici non hanno lavorato in modo concreto». Per Giandonato Morra si tratta di «un fatto gravissimo, non esistono delibere in progress: se c’era una trattativa in corso, bisognava aspettare». L’intervento della Corte dei conti è adombrato da Mario Cozzi, secondo cui la nuova delibera «mette una responsabilità in più ai consiglieri che la voteranno». L’ufficio legale, rappresentato in aula da Alessandra Gussago in veste di «mera portavoce» della dirigente Cosima Cafforio che si è occupata del contenzioso, chiarisce che la delibera faceva riferimento all’integrazione della somma ed era stata adottata per «tamponare situazione di assoluta emergenza» dovuta agli effetti esecutivi della sentenza di appello che riconosceva agli eredi Merlini oltre 1,6 milioni di risarcimento.
La doppia approvazione non fa piacere neppure al sindaco Gianguido D’Alberto. «Se ci sono stati errori li verificheremo e li affronteremo», spiega, «ma non votare queste delibera significa esporre il Comune a dover pagare il doppio». Da un giorno all’altro, infatti, verrà fissata l’udienza in Cassazione che potrebbe sfociare nella definitiva conferma della congruità del risarcimento chiesto dagli eredi Merlini. In ballo tornano anche le omissioni della scorsa amministrazione. «La prima proposta di transazione risale al 2015», precisa l’assessore Sara Falini, «l’accordo era stato chiuso nel 2017 e la prima rata doveva essere pagata a dicembre di quell’anno». Proprio in quel periodo è scattato il commissariamento del Comune e l’intesa non ha prodotto alcun esito concreto. Gli eredi nel frattempo sono passati da due a otto e la richiesta economica per chiudere la vicenda senza attendere il pronunciamento della Cassazione è passata da 750mila a 800mila euro. Con l’astensione di Cavallari, Domenico Sbraccia, Graziano Ciapanna del gruppo di Mauro Di Dalmazio e della grillina Pina Ciammariconi e 21 voti favorevoli della maggioranza è stata approvata, inoltre, la variazione di bilancio per l’impiego dei circa 800mila euro in più incassati dall’amministrazione rispetto alle previsioni.
Tensioni nell’alleanza civica-Pd ha fatto affiorare, invece, la mozione di ‘Teramo 3.0’ sull’avvio di progetti per l’impiego in attività di pubblica utilità dei destinatari del reddito di cittadinanza. Il testo è passato, ma con il voto contrario di Lanfranco Lancione (Insieme possiamo) e l’uscita dall’aula di Massimo Speca (Pd) a detta del quale il provvedimento rischia di essere controproducente perché mancano i decreti attuativi della norma a cui fa riferimento.
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