Super parco fluviale dalla città al mare

L’Ordine degli architetti rilancia l’idea contenuta nel piano d’area del Tordino: un polmone verde lungo oltre 23 km
TERAMO. L’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della provincia di Teramo interviene con una nota, che pubblichiamo integralmente, nel forum “Teramo futura” lanciato dalla nostra redazione per ridefinire la vocazione del capoluogo. Per gli architetti teramani – che in questo concordano con il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino – bisogna ragionare in termini di area vasta, in particolare di vallata del Tordino, e puntare – in collaborazione con gli altri Comuni interessati – su un parco fluviale che vada dal capoluogo al mare. L’idea di un super parco fluviale che diventi un “unicum” nazionale e qualifichi la città, lanciata dalla nostra redazione e appoggiata finora da diversi soggetti, viene dunque rilanciata su più vasta scala.
Questo il testo della nota: «In relazione al dibattito da voi animato sulla rivitalizzazione dell'attuale parco fluviale di Teramo, questo Ordine vuole fornire spunti di riflessione che possano contribuire all'ampiamento delle tematiche affrontate.
Per parlare del futuro del nostro capoluogo non si può non considerare l'attuale evoluzione politico-amministrativa, che vede il ridimensionamento delle Province, l'accorpamento dei piccoli comuni e, in Abruzzo, una riflessione - sempre più indirizzata verso una concretizzazione - sull'unione delle province di Pescara e Chieti e di Teramo e L'Aquila, con la creazione di due macroaree amministrative. In questo scenario, ormai prossimo ad evoluzioni concrete, il ruolo del Comune di Teramo va necessariamente rivisto in un'ottica di area vasta, area vasta che, per il territorio dove insiste la città attualmente capoluogo, non può che essere quella della vallata del Tordino.
In un passato anche recente diversi studi si sono occupati di una pianificazione in un'ottica di vallata, primo tra tutti il Piano d'Area della Media e Bassa Valle del Tordino, elaborato dalla Provincia di Teramo come strumento attuativo del Piano Territoriale Provinciale, studio che, purtroppo, è stato "dimenticato" e mai adeguatamente valorizzato, soprattutto nelle sue applicazioni concrete.
Eppure, e veniamo alla questione del parco fluviale, proprio il Piano d'Area, insieme al successivo "Contratto di Fiume", sempre portato avanti dalla Provincia, contiene una serie di elementi, riflessioni e progettualità, che potrebbero finalmente dare alla città di Teramo una identità che, oggi, è assicurata solo dall'essere capoluogo di Provincia, ruolo amministrativo che, si diceva, potrebbe spesso scomparire.
Tralasciando, per il momento, le diverse tematiche di cui il Piano d'Area si occupa, vogliamo concentrarci, in questa riflessione, su quello che è stato definito il "Parco fluviale del Tordino", sistema di spazi in ambito fluviale che interessa i comuni della vallata, da Teramo a Giulianova/Roseto.
Un sistema che, partendo dai parchi fluviali di Tordino e Vezzola, incentrandosi su un percorso ciclopedonale che unisce Teramo ai percorsi costieri adriatici (questi ultimi attualmente in fase di completamento grazie al progetto Bike to Coast), mette a sistema emergenze storiche e naturalistiche, aree urbane, zone produttive, punti di interesse (lo stadio comunale, il centro commerciale, le strutture universitarie, i vari servizi di scala urbana ed extraurbana - sia pubblici che privati), costituendo il filo conduttore di successive azioni in ambito urbano e infrastrutturale.
Un grande parco fluviale lineare, lungo oltre 23 km, che unisce le varie aree verdi urbane dei centri incontrati (Teramo, San Nicolò a Tordino, Bellante, Castellalto, Mosciano, Notaresco, Giulianova e Cologna), mettendole a sistema con un progetto di spazi verdi, percorsi ciclabili e pedonali, aree gioco, zone di rilevanza naturalistica e ambientale, ambiti agricoli, approfittando del collegamento fornito dalla presenza della ferrovia Teramo-Giulianova, che potrebbe diventare la metropolitana di superficie (da decenni evocata e mai concretizzata) che unisce, insieme alla pista ciclabile, i vari punti del parco e i diversi centri incontrati.
Naturalmente un progetto di tale portata deve vedere in prima linea i Comuni interessati, non tanto per la realizzazione delle opere necessarie, quanto per l'animazione e la gestione delle varie aree, da destinare, in un'ottica di area vasta, a funzioni specializzate (il parco della cultura, il parco del loisir, il parco dei sentieri, gli orti botanici, il parco didattico-sperimentale, il parco dell'energia, ecc.) e di collegamento tra i vari tematismi.
Qualcuno ha evocato Barcellona, ma ci sono esempi a noi più vicini, come il parco agricolo di Milano, o i parchi fluviali del Po. Naturalmente la situazione geografica e amministrativa della vallata del Tordino ha sue peculiarità, che se riconosciute e adeguatamente valorizzate, possono costituire un punto di forza e contribuire, con un sistema integrato del verde, a creare quella comunità di vallata che è il vero e forse unico futuro per le nostre città.
Oggi più che mai prima dell'agire locale necessita un pensiero globale, per uscire dagli sterili campanilismi che, la storia insegna, portano solo ad arroccarsi su presunte posizioni di superiorità, sia essa culturale o economica o storica, che rischiano di far rimanere interi territori al palo, mentre il mondo, intorno, corre veloce».
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