Tagli ai centri di accoglienza Salvi per ora 26 posti di lavoro

1 Giugno 2019

La Medihospes (che gestisce i Cas di Canzano, Campli e Basciano e gli Sprar di Teramo e Roseto) con il Decreto sicurezza ha annunciato licenziamenti. Accordo per la riduzione dell’orario

TERAMO. I tagli contenuti nel decreto sicurezza mettono a rischio i posti di lavoro di quasi la metà degli operatori della Medihospes, la cooperativa sociale che gestisce i Cas di Canzano, Campli e Basciano, più gli Sprar di Teramo e Roseto.
Il taglio annunciato dalla Medihospes in provincia di Teramo è notevole, 26 unità su un totale di 58 operatori: 9 operatori, 3 insegnanti di italiano, 3 psicologi, un mediatore culturale.
Una lunga trattativa ha portato a un’ipotesi di accordo per evitare i licenziamenti. In queste ore sono in corso le assemblee del personale e lunedì l’accordo sarà firmato. Ma c’è un prezzo da pagare.
«Con l'entrata in vigore del Decreto sicurezza la Medihospes ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per le figure che non sono comprese nel servizio di accoglienza», spiega Pancrazio Cordone, segretario della Fp Cgil, «e con il Decreto sicurezza alcuni turni rimarranno scoperti. Abbia fatto assemblee del personale per illustrare l’accordo per l’ accesso al fondo di integrazione salariale (Fis) che evita di ricorrere ai licenziamenti, ma che produrrà una riduzione oraria. L’abbiamo raggiunto in un incontro al ministero del Lavoro con Medihospes martedì scorso. Il risultato non era affatto scontato: il Fis prevede un rilancio dell’attività che però, vista la situazione, al momento non ci sarà». Se oggi un centro di accoglienza con una cinquantina di beneficiari vede in media due operatori di mattina, due di pomeriggio e uno notte, poi secondo il decreto non ci sarà del servizio. In particolare di notte non saranno coperte più di quattro ore.
Lunedì, dunque, dopo le assemblee che coinvolgono 351 dipendenti in tutta Italia, ci sarà la firma dell’accordo al ministero. Il Decreto sicurezza, c’è da ricordarlo, prevede tagli importanti: ad esempio non ci sarà più l’insegnante di lingua italiana, non più lo psicologo e una riduzione fortissima di mediatori culturali e degli assistenti sociali. «Cominciamo a registrare anche sul nostro territorio», continua il sindacalista, «gli effetti di una politica miope sull'accoglienza in cui si colpisce la qualità del servizio offerto rinunciando a figure come insegnanti di italiano, psicologi e mediatori culturali. L'accoglienza prima e l'integrazione poi diventano sempre più difficoltose. Gli effetti di avere persone sul nostro territorio non messe in condizione di avere un punto di riferimento per le esigenze primarie temiamo accentuino disagi sociali e acuiscano le differenze tra italiani e stranieri. Peraltro ha aumentato una situazione di insicurezza. Si pensi all’orario notturno in cui non c’è nessun operatore nei centri».
Dopo l’accordo di lunedì sarà avviata una contrattazione a livello territoriale per vedere come calarlo a livello locale.
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