Tagli all’assistenza Il Comune cambierà le fasce di reddito

Affollata riunione in municipio con momenti di tensione Le modifiche non ci saranno subito, la Asl promette aiuti
TERAMO. La compartecipazione resta ma cambieranno le fasce di reddito Isee per il calcolo delle quote a carico delle famiglie dei disabili. Dalla prima riunione del tavolo convocato dal sindaco Maurizio Brucchi e dall'assessore al sociale Valeria Misticoni per la revisione dei criteri di accesso all'assistenza domiciliare emerge una soluzione che in tempi brevi dovrebbe appianare i motivi di contrasto e stemperare le polemiche.
In municipio arrivano i genitori con i figli disabili e i rappresentanti delle associazioni e delle cooperative interessate, che a fine luglio sono stati protagonisti delle manifestazioni di protesta contro l'applicazione del sistema di pagamento per prestazioni che in precedenza erano fornite gratuitamente dal Comune. A loro interessa soprattutto la sospensione immediata del provvedimento più che la disponibilità, già anticipata da sindaco e assessore, a riconsiderare dall'anno prossimo le fasce di reddito che impongono esborsi insostenibili per l'assistenza domiciliare. Le prime scintille, però, sono accese dalla presenza di alcuni esponenti dell'opposizione e del consigliere regionale del Movimento 5 stelle Riccardo Mercante. «Questo non è un incontro politico», precisa Brucchi, che vorrebbe tenere fuori dalla porta i rappresentanti dei partiti e il conseguente pericolo di trasformare l'incontro in una sorta di "tiro al piccione" contro gli amministratori. Ci sono le premesse di uno scontro frontale evitato, però, dalla mediazione che consente ai consiglieri di essere presenti ma senza diritto di parola. A inquadrare gli aspetti principali della questione è il sindaco che di fatto difende la scelta di puntare sulla compartecipazione, non messa in dubbio neppure dai rappresentanti delle associazioni, conferma la volontà di rimettere mano alle fasce di reddito per alleggerire i contributi economici chiesti alle famiglie e indica una tempistica accelerata per la revisione del regolamento finito al centro delle contestazioni. La proposta di Brucchi è di riunire un gruppo ristretto tra i partecipanti all'incontro che nel giro di un paio di settimane, secondo lui, potrebbe elaborare le modifiche all'atto. «La sospensione o l'annullamento richiederebbero comunque una procedura non immediata», precisa, «non si possono fare dalla sera alla mattina».
Su questo punto probabilmente si tornerà venerdì mattina, quando si riunirà il gruppo ristretto che entrerà nel merito delle modifiche sollecitate da genitori e associazioni. Il riassetto dell'assistenza domiciliare sarà supportato anche dalla Asl ieri rappresentata in municipio da Valerio Profeta, responsabile della medicina del territorio. «Possiamo intervenire nella valutazione del grado di disabilità», sottolinea, «e con risorse già disponibili e derivanti da razionalizzazioni in corso dei servizi». L'azienda sanitaria, oltre a contribuire nella copertura dei costi di trasporto dei disabili che vanno all'Aquila per terapie specialistiche, potrebbe mettere a disposizione delle famiglie dei voucher con quote orarie di assistenza pagata.
Il dibattito è composto, ma c'è anche chi perde le staffe. Un genitore si alza dai banchi lanciando accuse all'amministrazione e agli addetti dei servizi sociali dell'ente. «Vergogna, vergogna», urla, «togliete i soldi all'assistenza per spartirveli voi, dovete andarvene tutti». Lo devono trattenere mentre esce dall'aula ma la situazione non degenera. Anzi, commuovono le testimonianze di alcuni genitori. «Mio figlio ha 25 anni e pesa cento chili», racconta una madre che quasi non trattiene le lacrime, «devo lavarlo e aiutarlo da sola perché mi hanno dato solo due ore di assistenza». Un applauso accompagna le parole di Mina Welby, moglie del militante radicale Piergiorgio Welby diventato il simbolo della lotta contro l'accanimento terapeutico, che chiede giustizia per i disabili. «La compartecipazione è necessaria», osserva, «ma le fasce di reddito vanno riviste: il Comune ascolti le esigenze delle famiglie».
Gennaro Della Monica
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