Tagliata l’assistenza a un ragazzo autistico

28 Maggio 2015

Il Comune da lunedì fa pagare l’aiuto domiciliare: i familiari devono sborsare fino a 1.446 euro al mese

TERAMO. Lorenzo è autistico e da lunedì non avrà più l'assistenza domiciliare. I suoi genitori non possono permettersi di pagare il servizio che finora il Comune ha fornito gratuitamente per aiutarlo ad affrontare la sua disabilità. E' l'effetto della modifica introdotta nell'erogazione delle prestazioni assistenziali da parte dell'ente ad anziani e disabili.

Da lunedì le famiglie saranno chiamate a contribuire alla copertura dei costi dei servizi secondo il loro reddito Isee. L'esenzione totale, che di fatto mantiene la situazione che ancora per un paio di giorni varrà per tutti i beneficiari, resterà in vigore fino alla fascia reddituale entro i 5mila euro annui. Agli scaglioni successivi sarà applicata una compartecipazione crescente che parte da un'euro l'ora. Dalla soglia di reddito Isee corrispondente a 14mila euro all'anno scatterà il pagamento della tariffa oraria piena, calcolata in 15 euro, per ciascuno dei servizi gestiti dal Comune. La famiglia di Lorenzo si è ritrovata proprio nella fascia più alta, ma non può sostenere la spesa che le è stata prospettata dagli addetti dell'ente. A raccontare la vicenda, in una lettera aperta al sindaco Maurizio Brucchi, sono i genitori del ragazzo. «Nella nostra famiglia l'unica fonte di reddito è quella del papà che lavora come impiegato», spiegano, «ma che naturalmente, avendo uno stipendio, una casa ereditata dai propri genitori e qualche risparmio faticosamente accumulato per il futuro del proprio figlio, supera il reddito Isee di 14mila euro». I genitori di Lorenzo nei giorni scorsi sono stati convocati dai servizi sociali del Comune. «Ci hanno portato a conoscenza del fatto che il servizio non ci poteva più essere corrisposto», osservano, «ma che potevamo usufruirne a nostro totale carico». Al papà e alla mamma del ragazzo è stato presentato così un "conto" da 1.446 euro al mese. «Abbiamo cercato in tutti i modi di far capire iche questo importo non era da noi sostenibile e che eravamo disposti a compartecipare alla spesa», proseguono i due genitori, «ma ci hanno fatto firmare la lettera di rinuncia al servizio». Quell'atto per loro è una «sconfitta morale» che li fa sentire «abbandonati anche da chi ci doveva aiutare».

Lorenzo non potrà più avere le 15 ore settimanali di assistenza che, spiegano sempre i genitori, si concretizzavano in «tre mezze giornate in cui delle operatrici portavano il bambino a svolgere attività ludiche, come piscina, passeggiate e maneggio, necessarie per acquisire e rinforzare le sue autonomie, dando nello stesso tempo respiro alla famiglia». Il costo troppo alto ha costretto i genitori a rinunciare all'assistenza, ma questo non li scoraggia. «La nostra famiglia continuerà a fare il massimo possibile», concludono, «per rendere la vita del nostro ragazzo la più dignitosa possibile e non lo abbandonerà mai, convinti che la giustizia in tutte le sue forme lenta ma inesorabile arriverà». (g.d.m.)

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