«Tancredi assolto, ma la sentenza ha confermato la bancarotta»

19 Marzo 2016

TERAMO. «Una sentenza che conferma l’impianto accusatorio». È questo il commento di uno dei legali delle parti civili, l’avvocato Alessia Moscardelli, alla sentenza del processo-bis sul crac Curti-Di...

TERAMO. «Una sentenza che conferma l’impianto accusatorio». È questo il commento di uno dei legali delle parti civili, l’avvocato Alessia Moscardelli, alla sentenza del processo-bis sul crac Curti-Di Pietro, che ha visto la condanna di tutti gli imputati tranne Luciano Seghetti e il commercialista teramano Carmine Tancredi. Ed è stata su quest’ultima assoluzione che si è concentrata gran parte dell’attenzione, sull’imputato “eccellente”, il commercialista di fiducia di Curti e Di Pietro che doveva rispondere di concorso in bancarotta con i due imprenditori. Al termine di una camera di consiglio lunghissima, il tribunale ha stabilito che Tancredi è innocente, che non ha alcuna responsabilità nella bancarotta. Un’assoluzione che ha fatto ovviamente esultare i difensori del commercialista, ma altrettanto ovviamente i legali delle altre parti vedono la cosa da un punto di vista molto differente. «Il tribunale ha detto che la bancarotta c’è stata», osserva ancora l’avvocato Moscardelli, che a proposito dell’assoluzione di Tancredi si limita a dire che «al concorso di un soggetto esterno non ci ho mai creduto».

È invece già puntata all’appello l’attenzione dell’avvocato Luca Gentile, difensore, insieme all’avvocato Guglielmo Marconi, di Guido Curti e della moglie Loredana Cacciatore, condannati rispettivamente a quattro e tre anni. «Le sentenze non si commentano, si impugnano», è la lapidaria risposta del legale, il quale preannuncia il ricorso in appello non appena saranno rese note le motivazioni della sentenza. Tuttavia, osserva ancora Gentile, «l’assoluzione di Tancredi è importante perché è correlata a un paio di posizioni che riguardano i miei assistiti e questo ci fa ben sperare per la revisione della sentenza in appello per quanto riguarda le società estere». Inoltre, sostiene ancora l’avvocato, la condanna di Antonio Zacchei e Marco Paolo Di Anastasio, ritenuti dal tribunali gli amministratori di fatto e di diritto di alcune società fallite, dimostra che Curti e Di Pietro con quelle società non avevano nulla a che fare, come hanno sempre sostenuto nel corso del dibattimento.

Tra pochi giorni si aprirà l’appello per il primo processo, quello principale, che vede sempre Curti e Di Pietro imputati di primo piano. Secondo l’avvocato Gentile la corte «valuterà i fatti anche alla luce di questa seconda sentenza (cioè quella del processo-bis, ndr)», cosa che il legale ritiene potrà rivelarsi un importante elemento a favore dei suoi assistititi. (e.a.)

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