«Tancredi ha fatto il suo lavoro»

6 Luglio 2016

Crac Curti-Di Pietro: le motivazioni della sentenza con cui il commercialista è stato assolto

TERAMO. Come in ogni vicenda giudiziaria sono le motivazioni a spiegare il perchè. E le 148 pagine della sentenza di assoluzione del commercialista teramano Carmine Tancredi, socio di studio dell’ex governatore Gianni Chiodi (del tutto estraneo alla vicenda) imputato per concorso in bancarotta nel processo bis per il crac Curti-Di Pietro, spiegano logicamente, prima ancora che giuridicamente, la scelta dei magistrati di primo grado. Per cui le attività svolte dal commercialista Tancredi «sono ragionevolmente compatibili con le fisiologiche dinamiche di un normale e lecito rapporto contrattuale di consulenza ed assistenza libero professionale, quale deve ritenersi (sulla base dell risultanze processuali acquisite) quello in concreto intercorso tra il commercialista Tancredi e i clienti Curti e Di Pietro».

I giudici del collegio (presidente Franco Tetto, a latere Sergio Umbriano (estensore) nel ricostruire la vicenda processuale scrivono a pagina 96: «A fronte della richiamata specifica delimitazione strutturale degli addebiti prospettati a carico del Tancredi, ritiene il collegio che gli articolati ed apprezzabili sforzi argomentativi spesi in sede di discussione dal pm (Irene Scordamaglia ndr) a sostegno dell’ipotesi accusatoria (pur in astratto giuridicamente corretti e condivisibili) non abbiano trovato, tuttavia, solido ed inoppugnabile aggancio fattuale nelle risultanze probatorie acquisite, oltre ad essere stati ragionevolmente neutralizzati dagli elementi forniti dalla difesa e dalla credibile ricostruzione alternativa della vicenda offerta dall’imputato in sede di esame». Nelle duecento pagine di requisitoria il pm Scordamaglia aveva ipotizzato per Tancredi, per cui aveva chiesto una condanna a tre anni, un ruolo ben definito in quell’insieme di società che secondo l’accusa avrebbero avuto il solo fine di svuotare dei soldi le varie società di volta in volta fallite. La procura contestava al commercialista il ruolo avuto nelle società cipriote, sodalizi che controllavano al 99% la Kappa Immobiliare e la De Immobiliare Srl che avevano sede legale nello studio commerciale e che, al termine dell’altro processo di primo grado a Curti e Di Pietro, sono state confiscate dal tribunale. Ma per i giudici Tancredi non ha avuto nessun ruolo.

Soddisfatti i legali del commercialista, gli avvocati Gennaro Lettieri e Martina Barnabei che scrivono: «La sentenza del tribunale di Teramo rende giustizia, pur a distanza di anni, a Carmine Tancredi, alla correttezza dell’operato del professionista, riconoscendo che lo stesso non ha mai avuto un ruolo di compartecipe nelle vicende fallimentari di società facenti capo agli imprenditori Curti e Di Pietro. L’articolata sentenza rileva che «colgono nel segno i ben argomentati rilievi della difesa» mentre, correlativamente, evidenzia come gli argomenti usati dal pm a sostegno dell’ipotesi accusatoria non abbiano trovato riscontri nelle risultanze probatorie, essendo stati «ragionevolmente neutralizzati dagli elementi forniti dalla difesa», in base ai quali si è potuto accertare che le attività svolte dal Tancredi rientrano «nelle fisiologiche dinamiche di un normale e corretto rapporto contrattuale di consulenza ed assistenza libero professionale». Concludono i legali: «Spesso occorre tempo per avere giustizia». (d.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA