Tancredi resta nel processo per il crac Curti-Di Pietro

Respinta l’eccezione della difesa che chiedeva per il commercialista il ritorno all’udienza preliminare dopo la modifica del capo di imputazione
TERAMO. Il commercialista teramano Carmine Tancredi resta nel processo-bis per il crac Curti-Di Pietro che è in corso davanti al tribunale di Teramo. Nel corso dell’udienza di eiri mattina la difesa di Tancredi, rappresentata dall’avvocato Gennaro Lettieri, aveva chiesto la nullità del capo di imputazione o, in subordine, la regressione del processo a carico del commercialista alla fase dell'udienza preliminare. Questo perchè nella precedente udienza il pubblico ministero Irene Scordamaglia aveva operato una modifica del capo di imputazione, modifica che secondo la difesa di Tancredi introduceva la contestazione di un fatto nuovo rispetto al quale l’imputato non aveva avuto la possibilità di indagini difensive o di chiedere eventualmente un rito alternativo. Eccezioni e richieste, quelle avanzate dalla difesa, rigettate dal collegio giudicante – presidente Franco Tetto, a latere i giudici Enrico Pompeie Sergio Umbriano – per il quale la modifica del capo di imputazione non riguarda un fatto nuovo ma una diversa specificazione di un’accusa già contestata. Per questo motivo i giudici hanno rigettato l’eccezione e il processo è andato avanti con l’audizione di altri testimoni. Tancredi, che era stato consulente degli imprenditori Guido Curti e Maurizio Di Pietro (già condannati in primo grado a sei anni per bancarotta e presenti in questo processo per reati fiscali) è accusato di concorso in bancarotta per il ruolo avuto, secondo la procura, in due società cipriote. Con Tancredi sono a processo altre sette persone, tutti amministratori di fatto o di diritto nelle società fallite. La prossima udienza ci sarà il 17 aprile.
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