Tancredi: resto nel centrodestra e punto a creare un polo civico

Il deputato Ncd sulla propria collocazione: «Non mi ritrovo nella deriva estrema di Forza Italia, però non vado con il Pd. Di Sabatino? Buon candidato sindaco ma non dev’essere lui a proporsi»
TERAMO. «Non c'è alcuna possibilità che io entri nel Pd. Appoggeremo il governo Renzi per le riforme e fino al referendum costituzionale. Poi vedremo. La situazione è ancora fluida, ma certamente resto un uomo di centro-destra». Così Paolo Tancredi, deputato teramano di Ncd, definisce la sua collocazione politica dopo il riavvicinamento del leader Alfano a Forza Italia e a Berlusconi. E aggiunge: «Ovviamente questo riavvicinamento mi fa piacere visto che ho ritenuto fosse un errore da parte di Berlusconi prendere le distanze dal Governo, però mi ritengo distante dalla deriva estrema di Forza Italia, schierata con la Meloni, in alcuni casi pronta a sostenere il Movimento 5 Stelle e con posizioni politiche analoghe a Le Pen. Sono posizioni in cui non mi ritrovo, per cui anche se sostengo il governo Renzi per le riforme lavoro per la costituzione di un polo moderato e liberale e a livello locale ci impegniamo a creare alleanze civiche».
E spostando il tiro a livello locale Tancredi dice la sua circa le proposte che si stanno facendo avanti per il capoluogo, in primis quella di Dodo Di Sabatino, ma prende posizione anche sull'antagonismo tra quest'ultimo e la compagine di riferimento di Paolo Gatti. «Trovo prematuro parlare di candidature perché spero che Maurizio Brucchi porti a termine il suo mandato. Se poi vogliamo ragionare di futuro ritengo certamente che Dodo possa essere un buon candidato, come potrei esserlo io. Il punto è che non bisogna autocandidarsi poiché devono essere gli altri a domandarti la disponibilità di mettersi a disposizione. Detto questo, penso anche che sia difficile che Di Sabatino si possa imporre o anche solo dialogare con il centrosinistra. Per questo trovo opportuno superare i contrasti con Gatti e il suo gruppo. Dodo fa bene e trova la mia condivisione quando si pone criticamente su temi come il costo troppo alto che Banca Tercas proponeva per i servizi di tesoreria, o comunque temi amministrativi importanti. Mi piacciono meno le schermaglie di pancia come quelle che ho visto con il capogruppo di Futuro In Quintiliani, contrasti personali che ai cittadini interessano poco».
Nel dibattito sulle candidature si è inserito nuovamente Giorgio D'Ignazio, che torna a dichiararsi disponibile per il dopo Brucchi e sulla situazione attuale suggerisce al sindaco e agli stessi "capi-bastone" uno scatto di reni. «Se Brucchi», dice, «deve terminare il mandato deve farlo serenamente, così non ha senso. Per questo credo che Brucchi debba tornare in consiglio, esporre il programma e porre una questione di fiducia».
E a proposito di fiducia, non è dato sapere se rientra in un lavoro di ricomposizione dei rapporti la cena riservatissima che si è svolta lunedì tra il sindaco Brucchi e il consigliere Di Sabatino a casa di Giacomo Di Pietro. Un incontro maturato pochi giorni dopo la minaccia di Di Sabatino di uscire dalla maggioranza e servito probabilmente a stemperare quelle tensioni che Di Sabatino voleva si risolvessero a un tavolo politico.
Marianna De Troia
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