Tante ipotesi e zero certezze: caso archiviato nel 2010

29 Maggio 2024

TERAMO. È una notte infinita quella tra il 1º e il 2 giugno del 2005. Una notte piena di racconti contrastanti, interrogativi senza risposte, brandelli di verità. Che emergono a fatica. Anche nei...

TERAMO. È una notte infinita quella tra il 1º e il 2 giugno del 2005. Una notte piena di racconti contrastanti, interrogativi senza risposte, brandelli di verità. Che emergono a fatica. Anche nei dieci faldoni che raccontano l' omicidio dell'avvocato Libero Masi e della moglie Emanuela Chelli, entrambi 57enni, massacrati a colpi di machete nella loro villa di Nereto in cui vivevano con un’anziana familiare malata. L’archiviazione del caso Masi risale al 2010: poco più di tre righe per mettere nero su bianco che «non si profilano ulteriori sentieri investigativi da percorrere per l'individuazione del colpevole». Il delitto è rimasto un mistero con mille ipotesi e nessuna certezza. Nemmeno la più seguita: quella di una rapina degenerata. Il decreto di archiviazione l’allora gip di Teramo Guendalina Buccella ha spazzato via anche l'unica convinzione rimasta all’epoca a investigatori e inquirenti dopo aver scartato tutte le altre ipotesi. «Quanto all'ipotizzata rapina», si legge, «gli accertamenti davano esito negativo, non potendo, poi, trascurare, il significato del successivo rinvenimento della somma di denaro che l'avvocato aveva riscosso il pomeriggio dell'omicidio». (d.p.)