Tanti micro cantieri La Cisl: «In agguato c’è il lavoro nero»

Crisi senza fine dell’edilizia, in dieci anni persi 3.384 posti De Sanctis: ripresina con il sisma, ma dobbiamo governarla
TERAMO. Edilizia, in 10 anni sono stati persi 3.384 posti di lavoro e 640 aziende. Un trend negativo confermato nel primo trimestre del 2017, funestato da terremoti e nevicate eccezionali. Uno spiraglio di luce si intravede nel secondo trimestre. Sono i dati su cui si basa l’analisi di Giancarlo De Sanctis, segretario della Filca Cisl, il quale rimarca che l’uscita dalla crisi è ben lontana.
«In provincia di Teramo, non si vede l’ombra di un appalto pubblico degno di tale nome dal 2009, salvo qualche rotonda appaltata sempre alle solite 5-6 imprese, e le gru, che prima identificavano la presenza di un cantiere privato, sono ormai ferraglia arrugginita», esordisce.
Un segno di vitalità, fa notare il sindacalista, c’è stato nel secondo trimestre, «nel quale i lavori di messa in sicurezza e ripristino dei danni lievi dovuti agli eventi naturali, ha di fatto permesso di recuperare in parte le perdite registrate ad inizio 2017. Segno questo che la cantierizzazione post sisma è già iniziata ed in giro per la città di Teramo e per gli altri comuni danneggiati dal sisma, si vedono decine di micro cantieri non censiti, in cui regna “l’autogestione”».
Per questo la Filca Cisl torna a sollecitare il «concreto e reale» avvio dell’ufficio speciale per la ricostruzione di Teramo, ma soprattutto l’insediamento del tavolo di monitoraggio dei flussi di mano d’opera in prefettura come chiesto a maggio. Al tavolo parteciperebbero tutti gli attori sociali ed istituzionali del settore delle costruzioni, «per adottare un modello di controllo delle fasi di cantierizzazione dei cantieri pubblici e privati della ricostruzione. In tal modo si monitoreranno, sin dall’avvio del cantiere, la regolarità contributiva e retributiva, la congruità dei lavori rispetto alla mano d’opera impiegata, la corretta applicazione delle norme di salute e sicurezza sul lavoro, il tutto attraverso l’autocontrollo sociale degli enti bilaterali del settore edile». Insomma, un freno al lavoro nero e grigio nella ricostruzione.
«Tale sistema di prevenzione, ci permetterà di trasformare tutte le risorse che lo Stato metterà a disposizione per la ricostruzione, in economia reale per il territorio, invertendo il forte stato di crisi che si protrae dal 2008; non governare questi processi equivarrebbe a far finire tali risorse nel sommerso, ad alimentare illegalità e corruzione e ad incrementare la necessità di azioni repressive che bloccheranno a metà i cantieri, e non possiamo permettercelo. Noi invece dobbiamo ripartire, e ripartire si può e si deve, ma ognuno deve fare la sua parte, abbandonando logiche lobbiste finalizzate al proprio tornaconto personale, politico o economico che sia; pretendiamo che a ogni lavoratore venga restituita la possibilità di guadagnare un giusto stipendio con il proprio lavoro: è da li che scaturisce la dignità di ogni uomo».
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