Tari, Comune a rischio stangata per le somme in più da restituire

8 Ottobre 2024

La consigliera Ciancaione: «La Cassazione è orientata a respingere i ricorsi presentati dall’ente» L’amministrazione dovrebbe versare i rimborsi e pagare ammende e spese legali del contenzioso

ROSETO. Il Comune di Roseto rischia di pagare importanti somme per spese legali, ammende e i risarcimenti per i ricorsi proposti dall’ente contro le sentenze che avevano escluso i balneatori dal pagamento delle quote aggiuntive della Tari richieste per il 2015, 2016 e 2017. La Cassazione si è espressa a riguardo con il recente provvedimento del 2 ottobre. «Anche la Suprema Corte», dichiara la consigliera Rosaria Ciancaione, capogruppo di “Liberi progressisti”, «sembra orientata a considerare inammissibili i ricorsi proposti dal Comune avverso le sentenze della Corte di giustizia tributaria di secondo grado per l’Abruzzo, che avevano dato ragione ai balneatori sulle maggiori somme pretese per la Tari 2015, 2016 e 2017, rigettando a aprile 2023 e febbraio scorso gli appelli proposti dallo stesso Comune avverso le sentenze di primo grado, condannando il medesimo ente al pagamento di pesanti spese legali da mille a seimila euro, oltre accessori di legge». Ciancaione fa sapere che «il consigliere delegato della Corte Suprema di Cassazione, in considerazione che il ricorso appare inammissibile, propone la definizione dello stesso in base a specifica norma del codice di procedura civile». In definitiva l’amministrazione comunale, fa sapere la consigliera, «ha 40 giorni di tempo per chiedere che il ricorso venga discusso, ben consapevole del fatto che nel caso la decisione fosse conforme alla proposta, la Cassazione potrebbe condannare il Comune a un risarcimento dei danni, a un’ammenda che per ogni ricorso varia da 500 a cinquemila euro in favore della specifica Cassa, oltre al pagamento delle spese legali».
Per Ciancaione, che ha seguito la vicenda, i giudizi dovrebbero chiudersi con la restituzione delle «somme non dovute». Una specifica mozione fu approvata a maggio 2022 relativa alla Tari del 2018 e prevedeva la restituzione della cifra di 800mila euro in tre-cinque anni.
«Purtroppo», prosegue Ciancaione, «venendo meno all’impegno assunto con la città di Roseto, a distanza di un mese dall’approvazione della mozione, il Comune si oppose in Cassazione a ben 20 sentenze della commissione tributaria regionale per l’Abruzzo che riconoscevano ai balneatori e ad altri operatori economici il diritto di pagare somme ricalcolate sulla base della sentenza del Tar numero 83 del 2019 che ne aveva accolto le doglianze». Riguardo il provvedimento della Cassazione, Ciancaione dice: «Si spera conduca a una vera svolta nel campo delle politiche tributarie dell’amministrazione Nugnes, così da far pagare alle famiglie e alle attività produttive le giuste somme senza affrontare contenziosi e ricorsi con pesanti oneri anche per il bilancio comunale».
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