Tari, i balneatori chiedono la rettifica

27 Settembre 2016

Scilli (Sib): «Il Comune calcola 3,68 chili per ogni metro quadro di spiaggia, una cifra spropositata»

GIULIANOVA. I titolari degli stabilimenti aderenti al Sindacato Italiano Balneari, tutti in blocco, stanno inviando un’istanza di rettifica in autotutela al Comune chiedendo il ricalcolo della Tari. Domizio Scilli, presidente provinciale del Sib, sottolinea che l’ente «non ha mai provveduto alla pesatura dei rifiuti prodotti dai singoli esercizi. Infatti», sottolinea Scilli, «il calcolo è basato su misure molto discutibili di 3,68 chilogrammi al metro quadro per l’estensione dell’area in concessione».

Da tale supposto indice verrebbe fuori, secondo una proiezione spalmata sull’intero arenile, una produzione annua di rifiuti pari a circa 839 tonnellate. «Cosa ovviamente impossibile», aggiunge Scilli, «che ci dovrebbe anche far riflettere sul complessivo gettito di produzione per l’intero territorio cittadino. Verrebbero fuori delle cifre stratosferiche che non hanno riscontro con la realtà». Il sindacalista conclude: «I nostri associati vogliono pagare, ma il giusto e non in base a fantasie di calcoli». Con l’istanza in autotutela i balneatori comunicano al Comune di aver provveduto a rettificare gli importi dovuti, naturalmente di gran lunga inferiori a quelli richiesti dall’ente attraverso gli avvisi di pagamento. Il sindacato, inoltre, precisa: «L’amministrazione comunale è tenuta per legge ad aggiornare i dati riguardanti le superfici realmente tassabili».

Il Coba, il consorzio dei balneatori formatosi per effettuare la raccolta differenziata autonoma, tiene a precisare che il “multi materiale”, costituito da materiali secchi e recuperabili, non viene conferito in discarica, ma «viene avviato ad un impianto di separazione ed i singoli materiali vengono ivi separati ed avviati al recupero. E’ l’eventuale frazione residua indifferenziata che viene conferita in discarica a cura del partner tecnologico». A fronte di questa operazione di separazione, i consorziati del Coba pagano una somma che rappresenta il costo di trattamento dei materiali e, limitatamente a quanto conferito come “multi materiale”, non riceve alcun contributo dai materiali recuperati dopo la separazione.

«Da quanto letto sul piano finanziario Tari», riferisce Gabriele Albani, segretario del Coba, «fa lo stesso il Comune di Giulianova dato che conferisce attraverso l’Ecotedi il “multi materiale”, plastica e lattine, che non viene immediatamente valorizzato quale plastica o metalli non ferrosi. Il Comune paga la separazione dei materiali e, a parte, l’eventuale materiale estraneo». Il Coba precisa ancora che il ricorso al Tar, che dovrebbe pronunciarsi a ottobre, non è limitato solo all’articolo 17 bis del regolamento, ma anche gli articoli 12, concernente l’individuazione delle aree atte a produrre rifiuti e 14, che riguarda presunte qualità soggettive e non oggettive dei fruitori delle aree quali produttori di rifiuti. (al.al; m.t.)

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