Tari troppo cara: nel 2019 costerà meno

6 Febbraio 2019

Secondo i giudici l’anno scorso il Comune ha fatto pagare agli utenti anche i crediti inesigibili ma non poteva farlo

ROSETO. Dopo quella sulla tassa di soggiorno, arriva un’altra sentenza del Tar a scompaginare i piani del Comune di Roseto. Questa volta si tratta della tassa sui rifiuti che, per il 2019, potrebbe subire una riduzione di circa il 20 per cento. È questa, infatti, una delle possibili soluzioni che il Comune potrebbe adottare in conseguenza della sentenza che ha parzialmente accolto il ricorso presentato il 29 maggio 2018 dall’associazione balneatori Roseto e Pineto, associazione commercianti Assorose e Ara, associazione albergatori Roseto, per l’annullamento delle delibere con le quali è stata determinata la tariffa Tari del 2018.
Sui quattro motivi di ricorso, i due principali sono stati accolti, in particolare il secondo, dove i ricorrenti evidenziano che – come si legge nella sentenza – «la delibera numero 7 del 2018 ha inserito nel piano economico finanziario la somma di 562 mila euro circa a titolo di accantonamento per i crediti accertati come inesigibili, benché non risulti che l’Ente abbia provveduto all’emissione degli avvisi di accertamento e alla notifica dei titoli esecutivi, secondo la procedura di cui al regio decreto numero 1939 del 1910, e che sia decorso il termine di sei mesi dal perfezionamento di detta notifica, condizioni essenziali per considerare come inesigibile il credito tributario rimasto insoluto, e per inserire quindi il relativo importo tra i costi del servizio tali da determinare un proporzionale aumento della tariffa». In sostanza il Comune avrebbe compreso nei costi complessivi del servizio rifiuti – che devono essere interamente coperti con le tariffe pagate dai cittadini – circa 562 mila euro di crediti accertati come inesigibili, gonfiando così le bollette senza però sapere se fosse riuscito o meno a recuperare quella somma.
L’altro motivo accolto dal Tar è il terzo, nel quale i ricorrenti lamentano «vizi di violazione e falsa applicazione, sotto altro profilo, del Dpr numero 158 del 1999», nella delibera numero 7 del 2018 con cui è stato approvato il piano economico finanziario della Tari «imputando il costo del servizio di raccolta dei rifiuti porta a porta per complessivi 3.205.935 euro, esclusivamente ai costi variabili, anziché ripartirne l’importo anche tra i costi fissi». Le conseguenze di questo secondo motivo di ricorso dovrebbero essere più limitate, mentre ben diverso impatto avrà la questione dei crediti ritenuti inesigibili, argomento più volte oggetto di dibattito in consiglio comunale, fino alla presentazione di una mozione per l’annullamento in autotutela della delibera numero 7 sulla Tari da parte della consigliera d’opposizione Rosaria Ciancaione.
«Da un primo sommario esame del contenuto della sentenza», dice il sindaco Sabatino Di Girolamo, «è emerso che il Tar non ha annullato le delibere in questione, ma ha indicato diversi criteri, da applicare a consuntivo, per la quantificazione dell’effettivo costo del servizio 2018. Questo significa che, se sulla base dei criteri dettati dal Tar dovesse emergere che i costi del servizio 2018 saranno più bassi di quelli stimati, non è esclusa la possibilità di una ulteriore riduzione delle successive tariffe, rispetto a quelle già preventivate nella bozza di bilancio per l’anno 2019, di 350 mila euro». Sulla sentenza interviene anche l’assessore all’ambiente Nicola Petrini: «La sentenza va approfondita nei suoi contenuti dall’ufficio legale dell’Ente. È una decisione che tratta questioni così controverse, complesse e nuove, da aver indotto il tribunale a compensare le spese di giudizio».
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