«Tassa soggiorno, regolamento pessimo»

La consulta comunale per il turismo attacca il provvedimento: «Non aiuta la crescita del settore, anzi è dannoso»
GIULIANOVA. La dichiarazione del capogruppo consiliare di Mdp Valerio Rosci, sulla tassa di soggiorno non è passata inosservata e dopo una riunione con i colleghi, il presidente della Consulta comunale del turismo Marco Di Carlo ha convocato una conferenza stampa per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. «Quello approvato nel 2016», ha detto Di Carlo, «è un regolamento pessimo che non dà alcuna garanzia di crescita turistica per la città, anzi lo possiamo definire dannoso in tal senso. Nel documento non è stata recepita nessuna delle osservazioni prodotte dalla consulta che non lo condivide in alcun modo». Dalle parole di Di Carlo appare chiaro che la Consulta del turismo, benché approvata da questa amministrazione come organo consultivo, non ha alcun peso specifico nelle scelte fatte in materia. «Abbiamo chiesto più volte un incontro con gli amministratori per tornare a discutere la revisione e il miglioramento del regolamento», aggiunge Di Carlo, «per garantire la crescita turistica abbiamo proposto la creazione di un piano strategico di marketing territoriale su cui far confluire almeno il 50% delle risorse derivanti dalla tassa di soggiorno, dando il nostro contributo gratuito». Fino ad ora l’unico incontro Di Marco lo ha avuto con l’assessore al turismo Fabrice Ruffini che ha recepito le osservazioni impegnandosi a metterle a frutto per il nuovo regolamento. Ma da come sono andate le cose è chiaro che la maggioranza è molto divisa sull’argomento. «Una parte della maggioranza ha condiviso responsabilmente le nostre osservazioni», dice Di Carlo, «mentre alla parte della coalizione che non ha apprezzato affatto il nostro lavoro rispondiamo che il turismo per Giulianova non è una sciocchezza». La consulta del turismo continua a premere per avere un confronto e per vedere approvate le proprie osservazioni. Intanto i turisti che stanno prenotando la propria vacanza lo fanno ad occhi chiusi, senza cioè sapere se e quanto dovranno pagare di imposta di soggiorno, mentre gli operatori non hanno ancora alcuna indicazione sulle modalità con cui diventare sostituti di imposta per contro del Comune. «Siamo in ritardo nella comunicazione delle tariffe e delle regole di esenzione», continua Di Carlo, «ed è ancora più grave che a fronte del pagamento di un’imposta non c’è alcun tipo di programma per il turista. Ecco perché vogliamo la progettualità, cioè sapere come quelle risorse vengono spese a favore del turismo». L’unica cosa certa è che quest’anno non ci saranno vantaggi in termini di servizi per la propria vacanza. E questo, secondo la consulta, comporterà un danno certo per il segmento turistico.
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