Team, lo sciopero si fa Due giorni senza raccolta

15 Settembre 2015

L’accordo che pareva raggiunto salta per un contrasto sui turni di servizio Brucchi: sono sbigottito. L’ad Ranalli: portate lo stesso il pattume in strada

TERAMO. Si saprà oggi quale impatto avrà la prima delle due giornate di sciopero proclamate dai sindacati per il personale della Team, ma dall’azienda che si occupa dell’igiene urbana in città i cittadini sono comunque invitati a conferire i rifiuti in strada (oggi viene raccolto l’organico, domani l’indifferenziato). Con la speranza che il pattume non resti lì, a discapito del decoro urbano. Per l’amministratore delegato della Team Luca Ranalli non è possibile infatti prevedere quale sarà l’adesione dei lavoratori alla doppia giornata di protesta indetta dai sindacati, ma da via Delfico si dà per scontato che non sarà totale – com’è stata in occasione del precedente sciopero Team, l’8 luglio – e che i disguidi saranno circoscritti. «I rifiuti che rimarranno in strada nel corso della mattina», ha detto Ranalli, «verranno comunque ritirati nel tardo pomeriggio».

Intanto però lo sciopero resta confermato e la determinazione dei sindacati anche. Le fitte trattative degli ultimi giorni tra sindacati, il presidente della Team Pietro Bozzelli e il sindaco Maurizio Brucchi non hanno dato gli esiti sperati volti a scongiurare l’astensione proclamata da Cgil, Cisl, Uil trasporti e Fiadel. Le parti avevano concordato il ripristino dei vecchi turni di lavoro (di sei ore giornaliere al posto dell'orario flessibile) a partire dal 1° ottobre ma questa parte dell’accordo sarebbe stata smentita da una lettera a firma di Pietro Bozzelli, datata ieri mattina, che della modifica dei turni non faceva parola.

Da qui la conferma dello sciopero. Amedeo Marcattilj della Cgil e Fabio Benintendi della Cisl spiegano che nel fine settimana si era giunti a un'intesa con Bozzelli e Brucchi fermo restando che sarebbero stati calendarizzati altri incontri per le altre questioni al centro della trattativa. «Era sulla base di questo accordo», hanno detto i sindacati, «che avevamo deciso di ritirare lo sciopero per senso di responsabilità». Ieri mattina invece nella lettera diffusa a firma di Bozzelli mancava a sorpresa questa parte dell'accordo. Un dietrofront, secondo i sindacati, che hanno confermato la protesta e che si spiegano questo passo indietro con una "regia" diversa da parte dell'amministratore delegato Ranalli, che avrebbe fatto saltare l'accordo. E a questo punto si domandano: «Quale peso ha il pubblico in quest'azienda che sembra ormai di proprietà dell'amministratore delegato? Non dovrebbe rappresentare il socio di maggioranza?».

Il sindaco Brucchi, appresa la notizia dello sciopero, si è dichiarato sbigottito dalla decisione. «E' uno sciopero che non ha senso perché il presidente e il direttore Pierangelo Stirpe avevano dato ampie rassicurazioni ai sindacati sul problema dell'orario flessibile. Qui è in gioco un servizio pubblico e fare muro contro muro non giova a nessuno. Credo che ognuno debba fare la sua parte per abbassare i toni dello scontro. C’era un accordo verbale per modificare gli orari da ottobre, non si poteva mettere nero su bianco dall’oggi al domani».

Intanto c'è veleno tra i sindacati anche per altre questioni che si riverberano sull'adesione e danno il senso del clima di scontro. I sindacati sbottano dopo aver appreso che l’azienda avrebbe applicato gran parte dei 18 provvedimenti disciplinari sul piano ferie a dipendenti iscritti al sindacato ma soprattutto dopo aver saputo dell’aumento di livello che l’azienda ha concesso ad alcuni operatori proprio alla vigilia dello sciopero. «Sono i mezzucci che l’amministratore utilizza per spaccare il fronte dei lavoratori non riuscendo a rompere il fronte dei sindacati», commentano Primo Cipriani della Uil e Massimo Di Carlo della Fiadel.

Un accordo conciliativo di cui Ranalli non ha fatto mistero: «Abbiamo regolarizzato nove posizioni contrattuali giovedì, ma proprio per evitare che questo fosse strumentalizzato ai fini dello sciopero non ne abbiamo dato notizia. Anche perché», spiega Ranalli, «si trattava di posizioni che andavano regolarizzate da tempo ma non c’erano le condizioni economiche per farlo. D’altronde l’accordo conciliativo stipulato prevede che queste nuove posizioni abbiano decorrenza da gennaio 2016 e non incideranno sul bilancio 2015».

Marianna De Troia

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