Teatro romano, Brucchi nella bufera

L’ex sindaco e la sua amministrazione messi sotto accusa da D’Alberto: «Per loro il progetto non è mai stato una priorità»
TERAMO. Non accenna a placarsi la polemica scatenata dal progetto della copertura dei resti del teatro romano. L’annuncio della revisione della proposta presentata al Comune, anche se informalmente, dallo studio di progettazione Bellomo ha solo spostato il bersaglio delle reazioni che continuano a susseguirsi negli ultimi giorni. A finire nel mirino delle contestazioni è cosi l’ex sindaco Maurizio Brucchi e la sua maggioranza, andata in pezzi a inizio dicembre, per il presunto disinteresse manifestato nei confronti del recupero funzionale dell’area archeologica in centro.
SERVONO LE SCUSE. Per l’ex consigliere di opposizione Gianguido D’Alberto le sollecitazioni al confronto e all’accelerazione delle procedure arrivate dall’ex primo cittadino e da “Futuro in” «fanno sorridere». Secondo lui, infatti, la maggioranza andata in frantumi alla fine dell’anno scorso «farebbe meglio a scusarsi con la città per i sette anni in cui quest’intervento decisivo per la città non è stato una loro priorità». D’Alberto evidenzia che il dibattito riacceso sul progetto di recupero del teatro romano «dimostra in modo inequivocabile che non c’è ancora nulla di definito». Secondo lui bisogna ripartire dalla proposta approvata in consiglio comunale nel 2010 che non prevedeva alcuna copertura dei resti. «È quella la volontà espressa dalla città attraverso i suoi rappresentanti eletti», spiega, «e va portata avanti così come indicato». Sarà la prossima amministrazione, fa rilevare, a dover gestire la fase applicativa del progetto definitivo dopo un ampio confronto con associazioni e cittadinanza. Sul tavolo, però, c’è un’altra questione irrisolta: quella degli espropri di palazzo Adamoli e casa Salvoni. «Si tratta di un adempimento propedeutico a qualunque intervento sui reperti e le trattative con i proprietari degli edifici da abbattere sono ferme al 2013», spiega D’Alberto che vede il rischio di una beffa: «Potremmo avere il progetto pronto e subire ulteriori ritardi per la mancata acquisizione dei palazzi da demolire».
DECIDA IL CONSIGLIO. Per Teramo nostra l’ultima parola sul progetto di recupero del teatro romano spetta al prossimo consiglio comunale. «Dopo otto anni di immobilismo», afferma l’associazione, «Brucchi si è svegliato, mostrando di essere quantomeno complice dello scempio che si sta per compiere». Il destino dell’area archeologica «non può essere demandata né alla soprintendenza né tanto meno ad ex amministratori che hanno portato la città al fallimento». Per questo Teramo Nostra ritiene che a pronunciarsi dovrà essere il consiglio comunale dopo le elezioni previste a giugno.
IPOTESI REFERENDUM. Un’ampia consultazione è invocata dall’associazione “Demos” impegnata nella promozione di processi partecipativi nelle scelte cittadine. In un appello rivolto alle forze politiche propone dunque l’apertura di un forum sull’ipotesi progettuale approvata dal consiglio e l’indizione di un referendum entro un mese dall’insediamento della nuova amministrazione.
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